Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 30 apr – Matteo Salvini ha inviato una circolare ai prefetti per accrescere i controlli su centri islamici e luoghi di aggregazione frequentati da islamici.
Secondo il ministro dell’Interno non va affatto trascurata la minaccia jihadista, che in particolare dopo gli attacchi in Sri Lanka torna a essere particolarmente preoccupate e che potrebbe essere “incarnata anche da singoli radicalizzati istigati dal messaggio propagandistico“. Di conseguenza “occorre riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo”.

Le insidie dell’immigrazione di massa

Nella circolare firmata da Salvini viene poi messa in evidenza la dimensione assunta dalla migrazione di massa “alimentata non solo da conflitti in atto a livello internazionale, ma soprattutto dalla mediazione di trafficanti senza scrupoli, organizzazioni e reti criminali coinvolte nella gestione dei flussi che veicolano come accessibile agli interessati la prospettiva di una vita migliore fuori dai Paesi di origine, alimentando i canali dell’immigrazione clandestina offerti all’eventualità di infiltrazioni terroristiche”.
Essendovi una minaccia “incarnata anche da singoli radicalizzati istigati dal messaggio propagandistico”, secondo Salvini “occorre riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo”.

Attenzione anche ai lupi solitari

Di qui la richiesta di monitorare maggiormente la “variegata realtà dei centri di aggregazione e delle associazioni culturali asseritamente ispirate alla fede musulmana, distribuite su tutto il territorio nazionale”, ma che, sottolinea il ministro dell’Interno, sono “concentrate soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia e Toscana”. Si tratta, stando a quanto riportato nella circolare, di “una presenza in aumento, contraddistinta da differenti ideologie di riferita matrice religiosa, in certi casi orientata a una strumentale interpretazione radicale e intransigente dell’Islam”. Occorre però, secondo Salvini, monitorare anche altri circuiti come “quelli parentali e relazionali che, tuttavia, risultano di difficile penetrazione”.

Per intercettare “il bacino potenzialmente esteso ed insidioso dei ‘radicalizzati in casa‘”, serve però “il costante raccordo e le interlocuzioni che saranno avviate nelle sedi competenti” per “rilevare possibili progettualità ostili”. Perché, secondo il ministro dell’Interno, “il patrimonio conoscitivo così acquisito” e “messo a disposizione delle Autorità”, è in grado di “scongiurare l’attivazione violenta dei militanti grazie al ventaglio di misure di prevenzione e contrasto proficuamente impiegato dalle Forze dell’ordine”.

Eugenio Palazzini

Commenta