L’Università di Harvard ha finalmente riconsegnato un tomahawk appartenuto allo storico capo della tribù indiana Ponca, Standing Bear (Orso in Piedi). L’arma è stata consegnata ad Angie Starkel e Stacy Laravie, membri delle tribù, oggi decimata, che vive ancora in Nebraska e Oklahoma. Orso in Piedi fu arrestato nel 1878 per aver lasciato una riserva in Oklahoma al fine di mantenere la promessa di seppellire suo figlio nella patria d’origine.

Orso in Piedi, capo Ponca

Orso in Piedi nacque intorno al 1829 nella tradizionale patria Ponca, vicino alla confluenza dei fiumi Niobrara e Missouri. Circa trent’anni dopo, la tribù vendette la sua patria agli Stati Uniti, mantenendo una riserva di 58.000 acri tra Ponca Creek e il fiume Niobrara. In questa riserva i Ponca vivevano una vita basata principalmente sull’agricoltura. Gli Stati Uniti fecero ben poco per proteggerli dai violenti attacchi tribali dei Brule Sioux. Quando poi il governo federale creò la Grande Riserva Sioux, nel 1868, la Riserva di Ponca fu inclusa all’interno dei suoi confini, privandoli dei titoli sulle loro ultime terre.

L’esilio dalla patria del nord

Nel 1877, il governo federale decise di trasferire i Poncas nel territorio indiano. Il capo tribù Orso in Piedi, protestò contro lo sfratto della sua tribù ma le truppe federali eseguirono gli ordini di rimozione. I Ponca arrivarono nel territorio indiano nell’estate del 1878. Scoraggiati, nostalgici e disperati, i Ponca si trovarono nelle terre di estranei, nel bel mezzo di un’estate calda, senza raccolti o prospettive per nessuno poiché il tempo per la semina era ormai passato da tempo.

Da quando la tribù aveva lasciato il Nebraska, un terzo di essa era morto di stenti e quasi tutti i sopravvissuti erano malati o disabili. I discorsi attorno al fuoco ruotavano attorno alla “vecchia patria” nel nord. La morte del figlio sedicenne di Orso in Piedi, alla fine di dicembre 1878, incendiò l’animo del capo indiano che da qui avrebbe dedicato la propria vita, non alla vendetta, ma bensì alla giustizia. Per suo figlio e per il suo popolo.

La sepoltura nella terra natìa

Volendo onorare l’ultimo desiderio di suo figlio di essere sepolto nella sua terra natìa e non in un paese sconosciuto dove il suo spirito avrebbe vagato per sempre, Orso in Piedi radunò alcuni membri della sua tribù, per lo più donne e bambini, e partì per la patria di Ponca al Nord. Partirono all’inizio di gennaio 1879 e attraversarono l’inverno delle Grandi Pianure, raggiungendo la riserva dei loro parenti, gli Omaha, circa due mesi dopo. Orso in piedi portava con sé le ossa di suo figlio da seppellire nella terra di famiglia lungo il fiume Niobrara.

Poiché però agli indiani non era permesso lasciare la loro riserva senza permesso, Orso in Piedi e i suoi seguaci furono etichettati come una banda di fuorilegge. L’esercito americano, su ordine del Segretario degli Interni, arrestò i Ponca e li portò a Fort Omaha con l’intenzione di riportarli nel territorio indiano. Il generale George Crook, tuttavia, simpatizzò con Orso in Piedi e i suoi seguaci. Chiese aiuto a Thomas Henry Tibbles, un giornalista di Omaha. Tibbles sostenne allora la causa del capo Ponca e ingaggiò due importanti avvocati di Omaha per rappresentare Orso in Piedi.

La vittoria di Orso in Piedi

Nel 1879, presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti, Orso in Piedi sostenne allora con successo che i nativi americani sono “persone ai sensi della legge”. L’intervento di Orso in Piedi fece si che i Pellerossa ottennero finalmente il diritto di habeas corpus. Tale legge riconobbe quindi i Ponca come i primi nativi americani ai quali furono concessi i diritti civili ai sensi di legge.

Lo storico discorso di Standing Bear affermava che tutti gli indiani d’America meritavano lo stesso riconoscimento e la stessa protezione secondo la legge dell’uomo bianco. Davanti alla giuria, Orso in piedi alzò la mano e disse: “La mia mano non è del colore della tua, ma se io buco la mia, proverò dolore e se tu trafiggi la tua, anche tu sentirai dolore e il sangue che sgorga dalla mia sarà dello stesso colore del tuo. Sono un uomo. Lo stesso Dio ci ha creati entrambi”. Successivamente, Orso in Piedi, donò per gratitudine il proprio tomahawk a uno dei suoi avvocati.

Il ritorno dagli antenati

Orso in piedi morì nel 1908 e fu sepolto insieme ai suoi antenati nella patria di origine dei Ponca. All’estremità orientale della portata di 39 miglia del fiume Missouri National Recreational c’è un ponte relativamente nuovo. Esso collega le comunità di Niobrara, Nebraska e Running Water, South Dakota. Il nome ufficiale della struttura è il Chief Standing Bear Memorial Bridge, ovvero il ponte in memoria di Orso in Piedi.

Il ritorno in patria del tomahawk

L’università statunitense acquisì poi il tomahawk di Orso in Piedi nel 1982. “Parliamo di trauma generazionale, ma non parliamo di guarigione generazionale, ed è quello che stiamo facendo ora“, ha detto Laravie, diretto discendente di Orso in Piedi e ufficiale di conservazione storico per la tribù Ponca del Nebraska. “Questa è guarigione” ha ribadito in una continuità di giustizia nei confronti della propria cultura e del suo più grande capo, Orso in Piedi.

In armonia con la natura, fedeli alla propria spiritualità, coerenti con la propria cultura, gli indiani d’America hanno ancora oggi molto da insegnare al mondo. Un tempo massacrati in un olocausto razziale fomentato addirittura dalla cinematografia, i Pellerossa sono in serio pericolo di estinzione senza che nessuno ne parli. Figli di una Tradizione antica, oggi vengono trattati spesso come fenomeni da baraccone per i selfie con hippyes e turisti. Forse, però, oggi, la stessa fine sta capitando gradualmente anche all’uomo occidentale.

Finiranno nelle riserve anche gli europei?

Non più padrone della propria terra, censurato della sua fierezza e privato a volte della sua storia, tra non molto l’europeo tradizionale cosciente di sè stesso potrebbe finire relegato a vivere in riserve o comunità culturali in cui ritrovare la propria patria in un mondo che più non ne riconosce. Esiliati da un mondo che grida alla cancel culture del Black Lives Matter, gli europei subiranno forse la stessa sorte dei Pellerossa. “Giustizia e non vendetta”, dicevano però i pellerossa. Un termine questo, giustizia, forse però ancora troppo difficile da comprendere per gli anti-colonialisti del progressismo europeo.

Andrea Bonazza

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