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“Tragedia che non può essere dimenticata”: Mattarella contro chi giustifica le Foibe

by Michele Iozzino
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Roma, 9 feb – “I tentativi di oblio, di negazione o di minimizzare sono un affronto alle vittime e alle loro famiglie e un danno inestimabile per la coscienza collettiva di un popolo e di una nazione”, la tragedia delle Foibe e dell’Esodo Giuliano-Dalmata echeggiano nella parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha celebrato oggi al Quirinale il Giorno del Ricordo. Intanto, l’Anpi chiede al ministro Piantedosi di vietare una manifestazione per la ricorrenza del 10 febbraio.

L’Anpi contro il corteo per il Giorno del Ricordo: “Revival nazifascista”

Nonostante l’invito di Mattarella a non dare spazio ad alcuna forma di negazionismo o giustificazionismo sulle Foibe, da quell’orecchio l’Anpi proprio non vuole sentirci. Anzi, a Varese pretende che venga proibita una manifestazione per celebrare il Giorno del Ricordo, scomodando perfino l’inquilino del Viminale. Per l’Anpi, dietro il corteo ci sarebbero gruppi di estrema destra pertanto si tratterebbe di una “provocatoria strumentalizzazione” e un “revival nazifascista”. Insomma, se a ricordare la tragedia delle Foibe non è un Eric Gobetti, allora all’Anpi non va bene. A tal punto da organizzare per lo stesso giorno un “presidio antifascista”. Un comportamento che cozza non solo con il buonsenso, ma anche con le parole di Mattarella.

Nel suo discorso il presidente della Repubblica ha condannato i silenzi di ieri e di oggi: “Un muro di silenzio e di oblio – un misto di imbarazzo, di opportunismo politico e talvolta di grave superficialità – si formò intorno alle terribili sofferenze di migliaia di italiani, massacrati nelle Foibe o inghiottiti nei campi di concentramento, sospinti in massa ad abbandonare le loro case, i loro averi, i loro ricordi, le loro speranze, le terre dove avevano vissuto, di fronte alla minaccia dell’imprigionamento se non dell’eliminazione fisica”. Una vergognosa coltre di omertà che Mattarella spiega così: “Il nuovo assetto internazionale, venutosi a creare con la divisione in blocchi ideologici contrapposti, secondo la logica di Yalta, fece sì che passassero in secondo piano le sofferenze degli italiani d’Istria, Dalmazia e Fiume”.

Il discorso di Mattarella

In altre parole, quest’ultimi furono vittime prima delle violenze titini e poi della complicità colpevole delle istituzioni italiane: “Furono loro a pagare il prezzo più alto delle conseguenze seguite alla guerra sciaguratamente scatenata con le condizioni del Trattato di pace che ne derivò. Dopo aver patito le violenze subite all’arrivo del regime di Tito, quei nostri concittadini, dopo aver abbandonato tutto, provarono sulla loro sorte la triste condizione di sentirsi esuli nella propria Patria. Fatti oggetto della diffidenza, se non dell’ostilità, di parte dei connazionali”. Pertanto, “le loro sofferenze non furono, per un lungo periodo, riconosciute”. Un mancato riconoscimento che spesso divenne addirittura accusa: “Un inaccettabile stravolgimento della verità che spingeva a trasformare tutte le vittime di quelle stragi e i profughi dell’esodo forzato in colpevoli – accusati indistintamente di complicità e connivenze con la dittatura – e a rimuovere, fin quasi a espellerla, la drammatica vicenda di quegli italiani dal tessuto e dalla storia nazionale”.

Mattarella evidenzia come la realtà storica sia stata invece un altra: “Le sparizioni nelle Foibe o dopo l’internamento nei campi di prigionia, le uccisioni, le torture commesse contro gli italiani in quelle zone, infatti, colpirono funzionari e militari, sacerdoti, intellettuali, impiegati e semplici cittadini che non avevano nulla da spartire con la dittatura di Mussolini. E persino partigiani e antifascisti, la cui unica colpa era quella di essere italiani, di battersi o anche soltanto di aspirare a un futuro di democrazia e di libertà per loro e per i loro figli, di ostacolare l’annessione di quei territori sotto la dittatura comunista”.

Secondo il presidente della Repubblica, “Le Foibe e l’Esodo hanno rappresentato un trauma doloroso per la nascente Repubblica che si trovava ad affrontare la gravosa eredità di un Paese uscito sconfitto dalla guerra”. Queste vicende costituiscono una “tragedia che non può essere dimenticata”. Proprio per questo si impone il dovere del ricordo: “Non si cancellano pagine di storia, tragiche e duramente sofferte. I tentativi di oblio, di negazione o di minimizzare sono un affronto alle vittime e alle loro famiglie e un danno inestimabile per la coscienza collettiva di un popolo e di una nazione”. Un ricordo che quindi non deve essere condizionato da alcun negazionismo o giustificazionismo, né da nuovi silenzi,

Michele Iozzino

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