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Heavy metal: ecco come si è annacquato il rock “ribelle”

by Francesco Boco
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98970a35589e97680f1c4ec907f434a2Roma, 19 0tt. – La musica è uno dei più immediati mezzi di comunicazione esistenti. Attraverso l’arte musicale infatti si trasmettono emozioni e messaggi testuali e non che influenzano lo stile di vita delle persone e il loro modo di pensare. Non è infatti un caso che si possa riscontrare una quasi totale omogeneità di tematiche e contenuti nella musica commerciale, con particolare riferimento al pop. In ogni caso, tutta la musica che entra nelle classifiche internazionali, di qualsiasi genere si tratti, deve rispondere a dei requisiti di presentabilità sociale che sono oramai universalmente consolidati in tutto l’Occidente. Dietro ad atteggiamenti di facciata le cose contro cui “protestano” i musicisti, le battaglie che “promuovono”, lo stile di vita che conducono, sono sostanzialmente intercambiabili e sovrapponibili. Non potrebbe essere più chiaro il crollo della forza sovversiva del rock. Gli amanti di sonorità dure, rock e metal, devono accontentarsi di gruppi senza spiccata personalità e non preparati a fare da leader del genere. Anche questo genere musicale, considerato per eccellenza il genere “contro”, la musica del diavolo, è diventato un animale domestico con gli artigli spuntati. Se si vuole trovare ancora la vera carica eversiva del rock e l’energia primordiale del metal bisogna insomma rivolgersi all’underground. Per capire cos’è andato storto bisogna fare un passo indietro di almeno qualche anno.

I gruppi che negli anni ‘70 e ‘80 erano porta bandiera del genere e vendevano milioni di copie oggi sarebbero considerati poco politicamente corretti e dovrebbero arrendersi a scendere a patti con i requisiti di presentabilità sociale per fare carriera e avere successo. Quando anche Iron Maiden e Metallica smetteranno di suonare, molto difficilmente la musica metal saprà esprimere pesi massimi in grado di prendere il loro posto. Perché?

Perché il genere si è contaminato a tal punto con altri stili musicali da perdere completamente la sua unicità. Con il successo planetario dei Nirvana, una band dozzinale che proponeva canzoni di una semplicità infantile, tutto il rock duro è entrato in una crisi d’identità senza precedenti. Tutti i gruppi maggiori hanno dovuto adeguarsi alle richieste del mercato per sopravvivere (basti pensare a Load dei Metallica, Cryptic Writings dei Megadeth fino a Endorama dei Kreator) oppure accettare di suonare per una cerchia ristretta di fans (linea che fu seguita in larga misura da Manowar, Slayer e Motorhead con parziale eccezione per l’album Overnight Sensation). Da questo periodo difficile e di crisi della musica dura emersero alcuni gruppi di innovatori che ibridarono il suono e seppero rivitalizzare un interno mondo musicale che pareva indietreggiare di fronte alle mode musicali commerciali. Sono gli anni dei Pantera, Machine Head, Sepultura, Rammstein, Fear Factory. Bisognerebbe dedicare un saggio specifico a ciascun gruppo per chiarirne a fondo storia e stile; per quello che qui importa basterà dire che queste band rinnovarono ciascuna a suo modo il suono metal di metà anni ‘80 proponendo miscele musicali sempre dirompenti e che hanno lasciato un segno indelebile.

Il problema più grosso causato da questa rinascita del genere è venuto però da una eccessiva apertura mentale che ha finito col snaturare totalmente il suono e lo stile fino ad arrivare a un cedimento sul lato opposto: è la musica dura ad essere diventata come quella popolare e non viceversa. È il caso lampante di band come Korn, System of a Down, Rage against the machine, Marylin Manson, Limp Bizkit, Linkin Park e così via, che non hanno saputo o voluto appropriarsi di spunti da altri generi, ma hanno totalmente trasformato il metal genericamente inteso in un prodotto pienamente commerciale, politicamente corretto e del tutto simile agli stili musicali da cui avevano preso inizialmente ispirazione. Nascono così il rap-metal, il nu-metal e tutte le altre assurdità conseguenti. Se Pantera, Sepultura, Machine Head e simili hanno indubbiamente dato il via a una corrente dissolutiva dei canoni portanti del genere, èslayer_performing_at_mayhem_fest_2009 anche vero che non sono loro ad aver compiuto l’opera e anzi, in alcuni casi, avrebbero probabilmente saputo tener duro nonostante tutto e restare fedeli a se stessi (basti vedere la carriera successiva di Phil Anselmo).

Il diluirsi della carica ribelle del rock duro e del metal sta proprio in questo graduale e inesorabile annacquarsi in sonorità estranee, al punto da perdere tutti i canoni fondamentali, fino ad assumere completamente i caratteri estetici e sonori di altri generi, quelli che fino a quel momento erano come minimo considerati spazzatura commerciale priva di contenuti. È il gioco commercialmente vantaggioso ma rischioso a livello stilistico di amalgamare tutto, mixare i generi, come se ogni stile musicale fosse equivalente all’altro, come se non esistessero barriere da rispettare e canoni storicamente ben chiari. Questo discorso naturalmente non interessa quella numerosissima schiera di band underground saldamente fedeli al proprio genere musicale, ma riguarda quella frangia di più largo consumo che allo stesso tempo ha spesso fatto da apripista.

Esempio in controtendenza di gruppi che hanno saputo creare uno stile personale, prendendo anche da altri generi, senza snaturarsi e senza cedere alle mode commerciali sono almeno in parte i Rammstein, i Tryptikon, gli Overkill, gli Slayer. Il caso dei Rammstein è quello di una band che è sempre rimasta uguale a se stessa, mescolando alcuni caratteri musicali tipicamente tedeschi legati alle sonorità elettroniche stile Kraftwerk a un gusto culturale ed estetico romantico-espressionista. Nasce così il tanz-metal, prodotto tipicamente teutonico che risulta ad oggi sostanzialmente inimitato. Gli Overkill sono cresciuto come classico gruppone thrash metal che ha poi assorbito con personalità la lezione dei Pantera, discorso simile vale per gli Slayer che hanno efficacemente introdotto influenze punk hardcore nel loro suono. I Tryptikon sono un caso eclatante di come sia possibile restare fedeli allo stile classico senza replicare in serie quanto fatto in passato. Sorta dalle ceneri dei seminali Celtic Frost, l’ultima creatura del frontman Tom G. Warrior propone una versione moderna nei suoni di uno stile metal primitivo, del tutto estraneo da influenze commerciali.

Insomma se la musica dura, hard rock o heavy metal, vuole tornare ad avere qualcosa da dire e soprattutto vuole sopravvivere alla scomparsa fisiologica dei grandi gruppi fondatori, bisogna che si riscopra l’identità musicale del genere, che si prendano i canoni sonori e stilistici e li si attualizzi senza snaturare, senza rinunciare alla propria specificità. Anche nella musica dura il rischio livellamento è grande, perché una gran quantità di band sta finendo in un calderone in cui tutto vale niente e tutti parlano la stessa lingua.

Francesco Boco

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