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Trapani, 19 ott – Un attico di duecento metri quadrati nel centro di Roma acquistato con i soldi della Fondazione ‘Campanile’ della curia di Trapani. E’ questa l’accusa che pende sull’ex vescovo Francesco Miccichè, fino al 2012 a capo della diocesi della città siciliana. Il religioso è indagato dalla Procura di Trapani per appropriazione indebita e malversazione per la distrazione dei fondi dell’8 per mille. L’attico sarebbe costato circa 800 mila euro, sottratti alla cura dei bambini con problemi psichici, scopo della fondazione ‘Campanile’.



L’ex vescovo Miccichè fu sollevato dall’incarico nel 2012 da Papa Ratzinger. All’epoca infatti, in seguito allo scandalo di alcuni ammanchi nella Curia di Trapani, il pontefice inviò come “visitatore apostolico” il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero. Dalla relazione di quest’ultimo emersero non poche “stranezze”. La Procura indagò l’ex vescovo di Trapani per malversazione aggravata, appropriazione indebita aggravata, calunnia e diffamazione. La seconda sezione penale della Cassazione ha poi confermato il sequestro da parte della Guardia di finanza di opere d’arte, quadri, crocifissi e gioielli per quasi due milioni di euro trovati nella villa del vescovo e provenienti da diverse chiese di Trapani.

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Monsignor Alessandro Plotti, inviato dal Vaticano a Trapani dopo la sollevazione di Micciché, ha raccontato ai pm: “Io ho rilevato l’anomalia dell’acquisto di una casa privata intestata alla diocesi con soldi che avrebbero dovuto essere destinati alla cura dei bambini e alle finalità della Fondazione Campanile. Non è accettabile che siano stati buttati via 500.000 euro per l’acquisto di una casa privata a Roma in pieno centro storico sottraendo quella somma alla possibilità di destinarli alla cura di bambini con problemi psichici”.

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