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Roma, 30 mar – Una vendita all’asta illegale a tutti gli effetti di una casa regolarmente acquistata da una famiglia che è stata buttata in mezzo alla strada. La vicenda di Loredana Lattanzio, di suo marito Sandro Cese e del loro figlio di 11 anni nato e cresciuto in quella casa, la condotta criminale della cooperativa Casa Nostra 81 della borgata Ottavia è vergognosa, un’onta per la nostra giustizia e la nostra nazione. Una storia di abusi e ingiustizie in cui chi truffa lo Stato ai danni dei cittadini la fa franca (almeno per ora). Per ricostruire nei dettagli quello che è successo a Loredana e alla sua famiglia abbiamo parlato con l’avvocato Luca Giusti, difensore di Sandro Cese, intestatario dell’immobile pignorato. “La sezione del Tribunale di Roma che si è occupata dell’esecuzione di pignoramento e del conseguente sgombero ha ignorato completamente la sentenza passata in giudicato della Corte di Cassazione, che stabilisce che il signor Cese ha pagato integralmente il prezzo dell’immobile prenotato, quindi non si poteva procedere all’asta ma soltanto all’assegnazione della casa al legittimo proprietario”, ci spiega Giusti.
La storia è questa. Loredana e suo marito negli anni ’90 hanno prenotato un immobile sito nella cooperativa Casa Nostra 81, per il quale da contratto dovevano essere pagati 109mila euro circa, comprensivi del mutuo di 69mila euro. I costi sono un po’ aumentati ma nel tempo il signor Cese ha pagato tutto. Ma per alcuni strani dissidi interni alla cooperativa – spiega l’avvocato – alla banca di allora, la Bnl, non veniva versato il mutuo, fatto strano visto che le cifre venivano regolarmente versate alla cooperativa. In soldoni, l’aspetto che appare è che la cooperativa si è tenuta i soldi, così ha potuto accusare speciosamente il signor Cese di morosità ed espellerlo dalla cooperativa. A quel punto noi abbiamo impugnato la decisione del Cda della cooperativa, così come per molti altri soci, e il Tribunale di Roma ha annullato la deliberazione del Cda della cooperativa. Inoltre, addirittura, al termine di una lunga battaglia giudiziaria il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza con cui ha trasferito al signor Cese l’immobile prenotato, assegnandolo forzosamente al prezzo di 111mila euro, interamente corrisposto, compreso il mutuo. Quindi la cooperativa viene sconfitta e al signor Cese viene assegnato l’immobile. La cooperativa inoltre è stata condannata a riscarcire per danni il signor Cese di una cifra di circa 100mila euro”.
“A quel punto”, prosegue l’avvocato, “Casa Nostra 81 ha fatto appello e poi ricorso in cassazione. Ma sia la Corte d’appello che la Corte di cassazione di Roma hanno confermato che l’assegnazione dell’immobile al signor Cese fosse giusta”, sottolinea l’avvocato. Nel frattempo è successo che la banca ha affermato di non aver ricevuto i soldi e, in virtù del fatto che nelle cooperative l’immobile viene acquistato con un’ipoteca su tutto il terreno, la banca ha pignorato l’abitazione. Questo nonostante fosse stato dimostrato che la casa era stata interamente pagata. Ma non finisce qui: il credito in questione dalla Bnl è stato ceduto a tale società International Credit Recovery srl, e da questa alla società mandataria Prelios spa (ex Pirelli Real Estate), che ha condotto l’esecuzione del pignoramento. E qui – spiega l’avvocato – sta il gravissimo errore commesso dai giudici delle IV sezione del tribunale di Roma, che si occupa di esecuzioni, perché il pignoramento viene fatto quando la cassazione ancora non si è pronunciata. E siccome la legge vuole che le sentenze di assegnazione di immobili di cooperativa diventano definitive soltanto nel momento in cui si pronuncia la cassazione o quando la sentenza passa in giudicato, a quel punto il pignoramento è stato fatto quando il Cese non era ancora proprietario. Una nullità radicale, completa della procedura esecutiva. Ciononostante, i giudici sono andati avanti, hanno disposto la vendita all’asta dell’immobile con una fretta incredibile, una velocità mai vista per la giustizia italiana. E noi naturalmente abbiamo fatto opposizione. Ma qui subentra un problema generale della giustizia italiana che va assolutamente risolto: l’opposizione va allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento”.
“Un giudice monocratico che se sbaglia lui, ci rimettiamo tutti. E purtroppo nella mia vita professionale di 34 anni – ammette Giusti – mi è capitato solo una volta di incontrare un giudice che sulla base di un’opposizione ha riconosciuto di aver sbagliato e ha corretto il suo provvedimento. Pertanto la vendita all’asta è stata confermata, fissata per il 19 settembre 2017. Qui subentra un’altra violazione gravissima: l’udienza per l’opposizione era fissata per il 6 settembre 2017. Il giudice ha sciolto la riserva – e parliamo di provvedimenti d’urgenza – soltanto il 19 settembre stesso, due ore prima della vendita all’asta. Praticamente impedendoci completamente di poter reagire – avrei potuto fare un reclamo al collegio, adire alla corte d’appello. Ma addirittura, come risulta dai documenti, il provvedimento del giudice è stato comunicato con una Pec alle 7.56, ora in cui le cancellerie telematiche non sono ancora aperte. Infatti sembra che ci sia stata una forzatura del computer del cancelliere capo, che a quanto pare sembra abbia presentato un esposto. Una situazione gravissima. La vendita dell’immobile avviene in prima istanza, subito, il 19 settembre stesso, dopo un’asta basata su 41 rilanci – forse per far lievitare il valore. La casa quindi viene acquistata all’asta. A questo punto noi facciamo una nuova opposizione sia alle modalità di comunicazione dell’ordinanza da parte del giudice dell’esecuzione, con violazione gravissima del diritto di difesa, e il giudice fissa questa nuova opposizione – che andrebbe in quanto provvedimento d’urgenza fissata dopo pochi giorni – al 23 maggio 2018. Il giudice peraltro neanche risponde dei provvedimenti dell’esecuzione immediata. Questo per consentire in tutta tranquillità lo sgombero, che infatti si è verificato”.
L’avvocato Giusti promette che farà di tutto per opporsi legalmente a questa serie incredibile di ingiustizie. Intanto il sopruso, la violenza psicologica subiti dalla famiglia di Loredana restano. Una mattina presto decine di agenti sono arrivati sotto casa, hanno fatto uscire in fretta e furia tutti, il figlio che stava ancora a letto si è visto arrivare tutte queste persone che lo hanno strappato dalla casa natale e buttato in mezzo a una strada. Loredana ci ha detto che non può passare davanti a casa sua altrimenti il figlio scoppia a piangere. Ora sono ospiti da alcuni amici ma i primi giorni si sono dovuti pagare una sistemazione, pur essendo legittimi proprietari della casa da cui sono stati sgomberati. Il marito di Loredana è in depressione, è stato ricoverato per ore al pronto soccorso la mattina dello sgombero. Ieri, al sit in organizzato con CasaPound Italia – “la mattina dello sgombero appena ho capito che stava succedendo ho chiamato Simone Montagna, responsabile di CasaPound Roma Ovest”, ci ha detto Loredana – il quartiere si è stretto vicino a questa famiglia vittima di una grave ingiustizia. “Quella mattina non ci hanno fatto prendere niente, solo pochi indumenti, la dottoressa che mi ha detto ‘svegli il bambino’, la casa piantonata, la porta divelta, è stato un trauma, uno shock che ci ha devastati”, racconta Loredana. “La nostra speranza – afferma Loredana – è quella di tornare a casa nostra, ci abbiamo vissuto oltre vent’anni, mio figlio ci è nato, lì c’è tutta la vita nostra, i nostri sacrifici, tutti gli amici e i vicini. E non ci fermiamo qui, con CasaPound organizzeremo altri sit in, magari davanti al tribunale”.
Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Agli occhi degli italioti non mi pare che siano cosi bravi dato che gli ahnno dato lo 0.9% ……che paese di m si merita tutto cio’ che ha

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