Roma, 27 ott – La violenza dell’antifascismo si mostra ancora una volta, con tutto il suo stucchevole e fastidioso volto. Alla vigilia dell’anniversario della marcia su Roma, “celebrato” dai soliti ambienti come la tragedia più grande della storia d’Italia, ci troviamo ancora una volta a constatare quanto sovraesposto, in tutta la sua drammatica ipocrisia.

Violenza dell’antifascismo e l’ipocrisia di definirsi democratici

Quanto accaduto due giorni fa all’Università La Sapienza di Roma, riportato anche sull’Agi, è un mix mortale di ignoranza, idiozia, scomposto accattonaggio contro la libertà di espressione, ma soprattutto violenza. Non necessariamente fisica, ma anche mentale, culturale, spirituale. La violenza dell’antifascismo sta tutta qui, nonostante i sermoni vadano sempre a bacchettare la cultura opposta. Atteggiando sé stessi a democratici, si basa la propria esistenza su una non proposta, un non pensiero, una non visione. L’unico “valore” è l’approccio antitetico a qualcosa di morto e sepolto ormai 80 anni fa. Del resto, se perfino Ernesto Galli Della Loggia, che in comune con il fascismo ha più o meno le stesse cose che il sottoscritto esprime nei confronti del gioco del basket, lo aveva ben sottolineato anni fa, un motivo ci sarà. Probabilmente perché è la verità: quella di essere, sostanzialmente, il nulla. Senza dimenticare il fatto che pretendere addirittura di fondarvi un pensiero fondante significa davvero “pensare qualcosa di impossibile”.

Fosse solo questo, si potrebbe anche lasciar correre. Il problema è che l’antifascismo è anche profonda ipocrisia: rivendica la democrazia non avendo nulla di democratico, inneggia alla cultura essendo ormai rappresentato dall’ignoranza più becera e triste, straparla di bene del Paese quando si tratta dell’esatto opposto, costituendo il più grande dei blocchi psicologici ostili ad un suo sviluppo e ad una sua serena difesa. Tentano di entrare in facoltà con la forza, gli studenti “anticapitalisti”, per impedire la libera espressione del pensiero, vengono respinti e – guarda un po’ – urlano alle manganellate. Che è un po’ come se io girassi per strada con un bastone, tentassi di attaccare un passante, questo reagisse con un altro bastone per difendersi e poi io andassi dalla polizia a lamentarmi della sua violenza.

L’ignoranza suprema di arrivare a definire Capezzone “fascista”

Pure Daniele Capezzone è fascista. La sua colpa? Dover parlare insieme all’onorevole Fabio Rasconi di FdI ad un convegno dal tema “Il Capitalismo – Il profilo nascosto del sistema”. Ovviamente, non poteva andare giù ai super democratici “studenti”, il cui patentino di essere “dalla parte giusta” scatta anche per l’immensa idiozia giovanilista secondo la quale i ragazzi hanno ragione a prescindere, specialmente quando attaccano il fascismo in favore del loro presunto “anticapitalismo”. E non a caso lo striscione recita la solita fesseria che ragazzetti ignoranti come zappe recitano sentendosi pure fighi e belli: “Antifascismo è anticapitalismo”.

Cosa facciano veramente questi sedicenti rivoluzionari per combattere il capitalismo è poi un mistero. In compenso combattono l’intelligenza e la pacifica dialettica, con l’aggravante di sentirsi pure belli e bravi. Siete dei buffoni, cari miei. E lo dimostrate ad ogni nuova occasione. Una carezza sul capo, dettata dalla infinita pena, è il massimo che vi si può concedere. Il problema è che rischieremmo di perdere la mano, considerati i vostri atteggiamenti pacifici più o meno quanto quelli di un leone a caccia della sua preda.

Stelio Fergola

 

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6 Commenti

  1. terroristi di merda … se penso che molti di loro saranno pescati dalla sinistra italiana e fatti ministri ho già un acconto di voltastomaco

  2. Una occasione per “farsi” insieme, “mettere” insieme, “nascondersi” insieme alla quale non rinunceranno mai e poi mai. Ma la copertina politica stavolta gli è davvero corta e pure bucata.

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