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Roma, 7 mar – Terminata la bagarre delle elezioni si ritorna in pasto ai leoni: l’Italia non ha una maggioranza politica che possa garantire piena operatività nell’attuazione delle riforme tanto sperate. Per alcuni, inizia la terza Repubblica, per altri la disfatta sentenziata dal popolo rimembra scenari già vissuti nel 1994 con la caduta del Pci di Achille Occhetto. Numeri, numeri ed ancora numeri: tutti soddisfatti e tutti gabbati.
Quale scenario si profila in Europa oggi per l’Italia? “Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto”: l’incertezza di cui parlava l’economista Albert Hirschman è l’incertezza che oggi l’Italia vive nell’Europa del capitalismo merkeliano: un’Europa multi-crisi dove le crisi cambiano ma non passano ed assumono modalità seriali quasi incerte che, diversamente dal passato, appaiono sempre più lo specchio impietoso degli irrisolti problemi strutturali delle sue democrazie, dell’inadeguatezza e dei ritardi culturali delle sue classi dirigenti.
Quale colpa abbiamo noi? Siamo figli dei nostri padri, ma spiacevolmente siamo stati tacciati da un’Europa priva d’identità. Oggi siamo convinti che il progresso tecnico e l’accrescimento della produttività sia legato all’Europa e all’andamento dei mercati internazionali del girone euro. La risposta che si va affermando è: la capacità di un’impresa, di un’economia, di una società, di “imparare” continuamente; il dinamismo, l’inventiva endogena, il gusto della sfida intellettuale e imprenditoriale. Come ha fatto l’Italia in passato. Se l’evoluzione storica l’ha favorita, li ritrova sedimentati nella sua cultura, nei suoi costumi. Altrimenti, occorre uno sforzo consapevole di azione politica, che stimoli l’impulso creativo degli inventori e degli imprenditori.
In questi anni invece è venuta a mancare una dialettica europea. L’irrigidimento dei mercati esteri continua ad inibire l’economia Italiana che alla stregua di tanti altri subisce le disuguaglianze degli altri Stati… europei. Lo spread Btp-Bund vogliono farci credere rappresenti il vero barometro della tensione sul nostro Paese a due giorni dalla tornata elettorale. L’inciucio italiano, qualsivoglia esso sia, difficilmente gioverà. Gli effetti oppiacei del pro-europeismo dovranno pur svanire, e l’antieuropeismo non sarà più un concetto eretico ma attuale ed espressione della verità fino ad oggi velata al popolo italiano che, pur consapevole della disfatta euro, preferisce essere il brutto anatroccolo dell’Europa.
Di Italia agli italiani vi è ben poco, nonostante quasi il 73%, due punti in meno rispetto al 2013, abbia espresso la loro referenza: nulla è cambiato. L’escamotage del Rosatellum ha soddisfatto tutti e gabbato tutti. Siamo un paese democratico ed Italiano, se ne dovrebbe ricordare l’Europa. Il populismo europeista dell’italiano incerto ha sempre ragione fino al giorno in cui, sbagliando, si cade.
Davide Rabito



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