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Ue papa BergoglioRoma, 26 mar – La pomposa cerimonia di auto-incensamento dei leader europei ha manifestato al mondo un carattere funereo molto più adatto ad una messa da requiem che non ad una ricorrenza, nelle intenzioni, fausta ed allegra. Come in ogni requiem che si rispetti, è necessaria la presenza di un celebrante con il viso contrito e la sottana svolazzante e per questa occasione, oltre alla splendida location, si è potuto contare su un ospite d’eccezione: l’immigrato argentino Bergoglio.

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Non è mancata nell’omelia (pardon, discorso) un richiamo d’obbligo alla solidarietà, “antidoto più efficace ai moderni populismi”, ovviamente declinata nel senso di “aprirsi agli altri” e di “abbattere i muri delle forzate inimicizie”, mantenendo tanti begli allogeni parassiti, possibilmente abbronzati. Di prammatica la citazione dei “padri fondatori dell’Europa”, che ad orecchie molto ingenue potrebbe apparire quantomeno sospetta. In effetti, il capo della Chiesa Cattolica Romana che cita i massoni Kalergi e Monnet potrebbe apparire quantomeno fuori luogo, diciamo come se Margareth Tatcher avesse detto di ispirarsi a Stalin. Ma noi che ingenui non siamo, non ci stupiamo oramai di nulla. Il millenarismo gioachimita di Bergoglio può benissimo andare di pari passo con il cosmopolitismo dell’Ue ed anzi esserne parte integrante. Del resto, bisogna capirlo poveretto, il mondo sta cambiando alla svelta, ed oltreatlantico non ha più quell’Obama che è stato l’ispiratore diretto della sua elezione ed in generale dell’ordine imperiale americano in Occidente.

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Il problema però è ben più vasto di Bergoglio, e richiama l’organizzazione di cui è capo. La Chiesa, e questo papa in particolare, sono da sempre esperti nell’antica arte del chiagne e fotte. Il Vaticano è uno dei più grandi proprietari immobiliari italiani (e globali), con un patrimonio di almeno 115mila unità che equivale al 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano. Propaganda Fide, Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, vanta da sola 957 beni tra terreni e fabbricati, in aree spesso di pregio come piazza di Spagna, via Margutta, via del Babuino o via del Governo Vecchio a Roma. Ed intorno a queste proprietà ruota un giro d’affari di oltre 4 miliardi di euro l’anno legato al turismo religioso, grazie all’impiego di questi immobili come bed & breakfast, ostelli, e ristoranti. Fra congregazioni, pie confraternite, vescovadi, diocesi e camerlenghi vari, non si stupisca il lettore se probabilmente anche il suo affitto va direttamente o indirettamente ad ingrassare qualche prete che di tasse non ne pagherà di certo.

Questo mentre in generale gli Italiani sono spremuti come limoni perché “ce lo chiede l’Europa” tanto cara a Bergoglio. A tal proposito, ci sentiamo di elevare una umile proposta al governo Gentiloni, della cui natura schiettamente riformista ed attenta alle esigenze del popolo non è lecito dubitare. Preso atto che la casa è sacra, e che rappresenta un diritto inalienabile alla proprietà da parte dell’onesto lavoratore, potrebbe essere il caso di rimodulare in senso progressivo la tassazione immobiliare. In altre parole, applicare un sistema ad aliquote basse e crescenti che siano zero per la prima casa (la cui tassazione è una bestemmia) e crescano all’aumentare del numero degli immobili detenuti direttamente da una stessa persona, fisica o giuridica. Ovviamente, per questioni di giustizia fiscale, la Chiesa dovrebbe in questo senso essere considerata come un unicum, e tassata di conseguenza. Siamo certi che questa piccola riforma avrebbe un impatto redistributivo enorme, facendo crollare il mercato immobiliare e costringendo a vendere un sacco di parassiti che hanno messo nei decenni le mani sulle nostre città, in particolare nei vari centri storici tradizionalmente in mano a preti, banche e ricche vedove imballate di grana.

Siamo altresì certi che Bergoglio accetterà con letizia e spirito di povertà di contribuire all’edificazione di una società più giusta e più salda.

Matteo Rovatti

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