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Roma, 26 mar – Forse è proprio vero che per fermare i compagni ci vuole uno di loro. Il ministro dell’Interno Minniti, ex Pci e dalemiano di ferro, ha ridicolizzato le velleità contestatarie della sinistra antagonista, che in occasione del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma aveva promesso fuoco e fiamme, ma invece è stata spenta sul nascere. Controlli a tappeto, fogli di via preventivi per i compagni stranieri, una furbesca gestione della piazza che ha diviso e accerchiato i facinorosi, e Minniti ha fregato gli antagonisti. Privato del suo pezzo forte – lo spettacolo del riot, come dicono loro, del quale autocompiacersi – il corteo delle sinistre è apparso del tutto annacquato, insignificante.

L’alternativa all’Europa delle banche non si è vista, il rapporto tra il numero dei partecipanti e le sigle altisonanti che vi hanno aderito era impietoso. Ora si dirà, ovviamente, che la dimensione pacifica del corteo è stata frutto di una scelta saggia e ponderata delle varie anime in piazza. Balle, perché solo poche settimane fa la devastazione di Napoli in occasione della visita di Salvini è stata rivendicata come un successo. Evidentemente la battaglia antirazzista e antifascista (certo, lo sappiamo che Salvini non è né razzista né fascista, ma è così che viene visto da quegli ambienti) è l’unica che ormai riesce a scaldare gli animi.

L’antifascismo militante e l’estrema sinistra sono praticamente in un vicolo cieco: per dimostrare di esistere devono sfasciare tutto, incassando però cocenti sconfitti politiche, come nel caso del centro sociale chiuso dalla popolazione del quartiere Magliana, a Roma, in seguito alle solite intemperanze senza criterio dei compagni di zona; se invece scelgono la via più politica, si ritrovano con le armi spuntate e senza argomenti di rilievo da proporre. Per “esprimere conflittualità” devono fare casino, perché altrimenti si scopre che il conflitto reale non c’è e che in fondo anche loro sono un’altra faccia della Ue di Juncker. Il che dimostra, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’alternativa al dominio dell’alta finanza e delle banche non abita più da quelle parti. Se mai vi ha abitato.

Giorgio Nigra

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2 Commenti

  1. Ecco, il punto è proprio questo: tanto gli eurocrati quanto i cosiddetti “antagonisti” sono espressione del più fetido mondialismo. Figli e servi di Soros, l’abominevole plutocrate apolide che sta dietro ogni spinta dissolutoria.

  2. Ottimo articolo! che disegna, in sintesi, ciò di cui hanno ‘solo’ saputo fare la sinistra. Ossia, sfasciare tutto in assenza di un reale piano di programma.

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