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Roma, 5 ott – Boldrinismo linguistico: a mai più. Con l’iniziativa di un gruppo di deputate leghiste scompaiono “ministra, presidenta, sottosegretaria”. E chi più ne ha, più ne metta. Già la Casellati aveva dato un metaforico (ma deciso) calcio al femminismo linguistico targato Boldrini: “Chiamatemi Presidente”, dichiarò ai giornalisti dopo uno spettacolo lirico (con l’orchestra diretta dal figlio Alvise). Ora la definitiva estinzione di questa idiozia grammaticale.
“Non declinare al femminile è sessista!”, tuonava nel 2016 la pasionaria Boldrini. Ossessionata da fantomatico sessismo, appunto: esattamente come Narciso lo era di specchi e superfici riflettenti la sua immagine. Tant’è che molti soldi vennero spesi per modificare diciture su siti, carte intestate e badge: ovviamente sborsati non dalle tasche delle ex “Presidenta”.
Montecitorio, almeno, si può dire “liberato” dall’isterismo femminista cominciato due anni fa: anche sul sito del governo le parole “ministra” e “sottosegretaria” sono state abolite per tutte le donne componenti dell’esecutivo. Le incallite sostenitrici delle quote rosa, storceranno il naso. Intanto, la lingua italiana, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: “Presidenta”, ormai,  non esiste proprio più.
Chiara Soldani

1 commento

  1. Tutti i soldi sprecati per violentare la lingua italiana da parte della Boldrina, che si erge a grammatica italiana non avendo mai scritto un libro,gli dovrebbe restituire con addebito sullo stipendione che prende sempre pagato da noi! I ruoli istituzionali come presidente o sindaco sono termini neutri poichè i ruoli prescindono dai sessi in quanto sono funzioni.Come ha detto Sgarbi(che invece ha torto marcio sul caso Riace) la persona è al femminile e quindi un uomo si dovrebbe offendere a essere chiamato persona e pretendere di essere chiamato persono?? Alla fine dell’ intervento Sgarbi disse la parola capra, e che chissà perchè non si dice capro!!

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