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stefano ricci negozioRoma, 7 giu – Nel distretto fiorentino della moda e del lusso i nomi famosi abbondando, ma un’impresa in particolare ha saputo ritagliarsi un piccolo – grande spazio nel segmento di mercato del superlusso diventando l’emblema del vero made in Italy in tutto il mondo, la Stefano Ricci. La società fu fondata nel 1972 da Stefano Ricci, non solo eccellente stilista ma anche abilissimo imprenditore, affiancato inizialmente dalla moglie Claudia  e successivamente anche dai figli Niccolò, divenuto amministratore delegato della società, e Filippo, nominato direttore creativo.



La gamma di prodotti offerta dalla Stefano Ricci comprende tutto quello che il mercato del lusso richiede: abiti, camicie, scarpe, capi spalla, cravatte, accessori in pelle, gioielli, pellicce e molti altri accessori. Tutto prodotto interamente in Italia, ma sarebbe meglio dire in provincia di Firenze visto che la produzione è praticamente tutta svolta presso lo stabilimento di Caldine, nel comune di Fiesole, e nel laboratorio pellettiero di Firenzuola, nell’alto Mugello. Due insediamenti produttivi che sfornano prodotti richiestissimi in tutto il mondo nei 44 negozi monomarca attualmente aperti – di cui ben 32 all’estero – ai quali se ne aggiungeranno altri nel corso del 2015. Un marchio che costituisce l’emblema del vero Made in Italy abbinando capacità stilistiche, gusto per il bello, selezione dei materiali migliori e ricerca maniacale della perfezione nei prodotti. Caratteristiche, queste, che hanno favorito un’ascesa inarrestabile anche da un punto di vista economico – patrimoniale. Il 2014, infatti, si è chiuso con oltre 154 milioni di fatturato in crescita del 15% rispetto al 2013, anno in cui si era registrato un aumento del 50% sul 2012, che a sua volta aveva visto una crescita del 50% sul 2011. Numeri impressionanti per l’imprenditoria italiana, dovuti soprattutto ad una politica di internazionalizzazione oculata e ben programmata iniziata oltre 20 anni fa, tanto che si pensi che nel 1992 la Stefano Ricci fu la prima grande casa di moda ad aprire un proprio negozio a Shanghai, ed ora nella megalopoli cinese ne ha ben quattro. Sempre per rimanere ai dati economici, ma in questo caso parliamo di quelli del 2013, la società  ha raggiunto un margine operativo lordo di 33 milioni di euro su un fatturato di 133 milioni con una redditività della gestione caratteristica pari al 25,1%.

Si tratta di indicatori di bilancio che hanno attirato anche l’attenzione di investitori importanti, tanto che la società di consulenza Pambianco nel suo report annuale “Le Quotabili”, redatto in collaborazione con la PricewaterhouseCoopers, che prende in esame le 50 case di lusso più importanti non ancora quotate in borsa, ha indicato la Stefano Ricci al quinto posto di questa speciale classifica, preceduta soltanto da brand come Armani, Zegna, Dolce&Gabbana e Kiko. Ma in merito ad un’offerta pubblica iniziale in borsa l’amministratore delegato, Niccolò Ricci, ha avuto modo di dichiarare recentemente che “non abbiamo fretta, il piano non rientra certamente nel prossimo esercizio e lungo il percorso intrapreso gli interlocutori privilegiati rimangono quelli noti da tempo”.

Insomma, un tipico esempio di capitalismo familiare di successo globale che desidera soprattutto garantire il “fatto in Italia” e che ha un occhio di riguardo anche al legame con il territorio. L’anno scorso a giugno, infatti, la società ha donato al Comune di Firenze la nuova illuminazione di uno dei simboli della città, il Ponte Vecchio. Ma non solo, nel 2010 la Stefano Ricci, proprio nell’ottica anche di un’integrazione verticale oltre che di salvaguardia delle eccellenze imprenditoriali del territorio fiorentino, ha acquisito l’Antico Setificio Fiorentino salvandolo dal fallimento ed assicurando sia il futuro ad un’impresa risalente al diciottesimo secolo sia la continuazione dell’antica tradizione dell’arte della seta mantenendola in mani fiorentine.

Walter Parisi



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