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Roma, 9 mar – Non c’è nulla di cui ridere. Eppure la notizia ha solleticato il ghigno beffardo di molte “odiatrici”.  Difatti risulta ben difficile definire “donne”, le spettatrici gaudenti non di una faccenda frivola o surreale, bensì di una storia perfettamente ascrivibile alla categoria “fatto di cronaca”.

Femminismo odio e sogno

La notizia del marito maltrattato, a Roma, dalla coniuge poiché non in grado di adempiere alle faccende domestiche, é la rappresentazione plastica di una mentalità pericolosa e degenerante. Ergere ad eroina la 45enne di origine peruviana non può essere definita semplice goliardata: piuttosto, atteggiamento prototopico di un femminismo che si rivela per quello che è. Un femminismo che è odio e sogno, non troppo proibito o velato, di vessazione e annullamento (psicologico, fisico) della figura dell’uomo. Per anni la vittima ha subìto umiliazioni di ogni tipo: cibo cosparso di disinfettante, punizioni anche corporali per non aver lavato a dovere i piatti o steso con perizia il bucato. L’uomo veniva costretto in soffitta o, peggio ancora, sottoposto a corse per le scale nella speranza che potesse cadere e ferirsi. Questo piano a dir poco machiavellico, tanto fisico quanto morale, era stato già denunciato dal fratello della vittima. Le indagini effettuate, hanno poi portato all’allontamento della donna dalla casa familiare con conseguente divieto di avvicinamento al marito.

Il vero odio delle femministe

A notificarle l’ordinanza sono stati, giovedì 7 marzo, gli agenti del commissariato Monteverde. Sopportare questo “gioco” distruttivo e pericoloso, pur di non perdere proprio figlio: ecco l’amore di un padre, oggi deriso dalle “odiatrici” di cui sopra. “Brava, hai fatto bene!” sono stati alcuni dei commenti compiaciuti ad una vicenda gravissima e tristemente emblematica: non solo del femminismo imperante, ma anche della situazione precaria e dolorosa vissuta da tanti padri separati. La vicenda di Monteverde, certo non rinnega femminici o altri episodi di violenze domestiche. Piuttosto, svela quel mondo sommerso e troppo poco raccontato di uomini vittime e donne carnefici. Non c’è nulla di cui ridere, eppure hanno avuto il coraggio di ironizzarci su. A parti invertite, si sarebbero urlato allo scandalo, dando in pasto il carnefice uomo alla gogna mediatica in atto. Ma come sempre, due pesi e due misure: per un padre innamorato del figlio, quindi, nessuna pietà.

Chiara Soldani

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4 Commenti

  1. A scioperare 8 Marzo siete state ridicole, quando è mai accaduto che le femministe scioperassero il giorno delle donne. Ridicole

  2. Con questi atteggiamenti, questi movimenti oltranzisti e monolaterali (non di rado finanziati da noti “filantropi”, che ambiscono a creare caos utile per meglio controllare le masse di schiavi consumatori…) vorrebbero far capire di voler “riequilibrare” millenni di “soprusi maschilisti”: come se queste cose non facessero che invertire il sopruso!

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