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aribus-wtoTolosa, 22 set – Ventidue miliardi di sussidi, apparentemente in violazione delle norme, elargiti nell’arco di dieci anni ad Airus. La quale, ora, è chiamata a restituirli almeno in parte. E’ questa la clamorosa decisione della Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, che mette la parola fine con una parcella salatissima ad una disputa nata nel 2004. L’origine dell’inchiesta scaturisce dalle misure dell’Ue e dei suoi paesi membri a sostegno dell’industria comunitaria, della quale Airbus rappresenta la punta di diamante. Essi, spiega la Wto, “hanno fallito nell’implementare le raccomandazioni e le decisioni pensate per rendere le loro misure conformi agli obblighi delle leggi commerciali internazionali”. Da qui l’accusa di aiuti di Stato al colosso anglo-franco-tedesco e la richiesta di restituzione, che può arrivare fino a 10 miliardi.



Qualora Airbus fosse davvero chiamata a rimborsare quel che secondo l’organizzazione è il “maltolto”, per le finanze dell’azienda con sede a Tolosa sarebbe un colpo difficile da parare. Anche se la coincidenza temporale è più che sospetta. La decisione arriva infatti a stretto giro di posta dall’annuncio da parte della Francia di interruzione delle trattative sul Ttip, l’accordo commerciale transatlantico, e dall’altrettanto salata multa da 22 miliardi comminata dalla commissione Ue ad Apple. Il tutto a distanza di un anno dallo scoperchiamento del caso-Volkswagen, partito proprio dagli Usa. Gli stessi Stati Uniti che potrebbero essere gli unici beneficiari della decisione presa. Ad esultare è infatti l’unica concorrente di Airbus, cioè Boeing, il cui amministratore delegato parla di “decisione storica” che “chiama Ue e Airbus a rispondere delle loro trasgressioni delle leggi globali sul commercio”. Più esplicito il ministro del commercio americano, Michael Froman, che parla senza mezzi termini di “una vittoria per gli Usa e per i nostri lavoratori”.

Non è, d’altra parte, una novità che l’organizzazione mondiale del commercio sia molto “vicina” agli Usa. Il clima che si respira sembra sempre più, a questo punto, quello di una vera e propria guerra commerciale in corso fra le due sponde dell’Atlantico. Una guerra che, a conti fatti, l’Ue – quella stessa senza la quale rischieremmo, secondo taluni, di soccombere alla concorrenza internazionale – sta ad oggi perdendo.

Filippo Burla

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