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Roma, 17 apr – Secondo lo storico anti-conformista Luca Leonello Rimbotti, autore del fondamentale Rock duro antisistema (Settimo Sigillo), l’hard rock e l’heavy metal sono espressione potente e raffinata dei giovani europei nati e cresciuti nelle periferie operaie dell’Inghilterra e di qualche città del continente.

Per capire a fondo il fenomeno della musica metal, oggi diffusa in tutto il pianeta e con le varianti più disparate, bisogna risalire alle sue origini che sono, indiscutibilmente, europee. Le radici di questo genere musicale, che tanto ha fatto preoccupare genitori e benpensanti, affondano nella realtà urbana dei centri industriali inglesi degli anni ‘70 e ‘80.

Nell’arco di tre lustri la musica popolare venne radicalmente rivoluzionata dal suono e dall’immagine di alcune band che presero la carica del punk e la tecnica del rock unendoli a un immaginario talvolta mitico, spesso guerresco e orrorifico che in molti casi si richiamava ad antiche leggende e tradizioni.
Se i progenitori indiscussi del genere sono Led Zeppelin e Black Sabbath, i quali conservavano ancora un forte debito nei confronti del blues e rock classici, le cose cambiano con Diamond Head, Judas Priest, Saxon e Iron Maiden, gruppi storici che imparata la lezione dei maestri seppero spingerla oltre in fatto di durezza e velocità di esecuzione.
Si arriva così ai fatidici anni ‘80, gli anni d’oro per l’heavy metal e per un movimento che soprattutto in Gran Bretagna cresce in maniera esponenziale. Quell’anno esce il seminale e potentissimo Ace of Spades dei Motorhead, che impartisce una lezione definitiva in fatto di heavy rock’n roll adrenalinico e tirato.
Figli diretti di quegli anni sono gli inglesi Venom, formatisi nella città di Newcastle Upon Tyne sul finire degli anni ‘70. Un gruppo che è entrato meritatamente nella storia della musica dura per avere di fatto inventato un suono e un’immagine, per avere insomma forgiato un nuovo genere musicale.
Ai primi, fondamentali anni di vita di questo gruppo è dedicato il libro Venom – Metallo Nero 1979-1982 di Andrea Valentini (tsunami edizioni, 19,00 €) fresco di stampa. Il saggio, ricco di curiosità e aneddoti, approfondisce l’arco di tempo che va dai primi passi della band fino alla pubblicazione del secondo album, disco dall’influenza vastissima e considerato universalmente il capolavoro dei Venom. Si tratta dell’album Black Metal, uscito nel 1982 e che nell’arco di qualche anno avrebbe dato il nome a uno stile sonoro ancora più feroce e oscuro.
I tre di Newcastle, Cronos, Mantas e Abbadon, seppero unire il tocco oscuro e orrorifico dei Black Sabbath all’impattante minimalismo del punk di Sex Pistols, GBH e soci, dando vita a una formula selvaggia, brutale e chiassosa come mai si era sentita prima che di fatto estremizzava lo stile dei Motorhead. Con il primo album, Welcome to Hell (1981), il trio mette in subito in chiaro le cose evocando un immaginario satanico prima di allora sconosciuto e incidendo un assalto sonoro senza precedenti.
Talvolta fraintesi, spesso Cronos e soci hanno sfruttato abbondantemente l’immagine di band “maledetta” per farsi spazio nella scena metal e conquistare un ruolo che oramai è entrato meritatamente nella storia. Basti pensare che dagli Slayer ai Mayhem, dai Metallica ai Darkthrone, nessun gruppo metal dopo di loro ha potuto ignorare la lezione dei Venom.
Gli anni d’oro del vero black metal sono quelli narrati in questo libro e le radici di quello che negli anni ‘90 diventerà un vero e proprio movimento estremo affondano nell’heavy e nel rock classico.
Lay down your souls to the gods rock’n’roll!

Francesco Boco

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