Roma, 15 gen – Salvini contro tutti. No, non è il titolo di un remake di un peplum anni sessanta. E’ il sunto della carica dei “vip” (o sedicenti tali) nostrani che con l’aria frizzantina di Sanremo alle porte si sono scatenati contro il vicepremier della Lega, uomo (a parere loro) simbolo del becero populismo, del razzismo e della minaccia alla democrazia e alla libera espressione nel Belpaese. Ad aprire le danze ci ha pensato il profeta del botox e direttore artistico del Festival della canzone italiana, Claudio Baglioni. Nella prima conferenza stampa della kermesse canora non ci ha deliziati con le nuove proposte ma ci ha invece annoiati con la ritrita polemica sul governo cattivo con gli immigrati, riscoprendosi il contestatore che ha mancato di essere negli anni sessanta. Salvini ovviamente non s’è lasciato sfuggire l’occasione e ha risposto per le proverbiali rime invitando il cantautore a “stare nel suo”.

A venire in soccorso a Baglioni è venuto nientepopodimeno che Nino D’Angelo. Il “ragazzo della curva B” ci è andato giù duro col vicepremier accusandolo non solo di razzismo contro gli immigrati ma anche contro i napoletani. Anche D’Angelo salirà sul palco dell’Ariston: dobbiamo attenderci un monologo stile sceneggiata che ci renda sensibili ai diritti umani? Qualora non si adoperasse il buon Nino, a sostituirlo ci penserà Claudio Bisio. Il comico milanese, co-conduttore del Festival, corre in aiuto di Baglioni e ci avverte che declamerà un monologo scritto a quattro mani con Michele Serra. Speriamo avvisi prima di iniziare in modo da andare alla toilette.


Parallelamente, fuori dall’universo del festival si mettono d’impegno vecchie conoscenze del multiculturalismo tricolore come il paladino (per così dire) dei rifugiati Alessandro Gassmann che tuona con la sua bella voce impostata: “Smetterà di avere consenso”. Il soggetto è di nuovo Matteo Salvini. Per ora il vicepremier mantiene saldo il consenso mentre Gassmann probabilmente voleva solo promuovere il film ora nelle sale. Fiona May, invece, ritorna sull’argomento “razzismo” in Italia e, sebbene non faccia nomi, l’atleta punta il dito contro “chi ci governa”. Già una volta ci aveva accusati di “essere indietro di venti anni” rispetto alla natìa Inghilterra. L’invito a tornare in terra d’Albione rimane da allora.

C’è però qualche voce “fuori dal coro” che si schiera con il governo nella persona del ministro dell’Interno. Recentemente il cantautore Peppino Di Capri ha sbottato: “Madonna, fateli lavorare un po‘!”, riferendosi all’isterismo delle celebrities nostrane nei confronti della Lega, spesso uno squallido scimmiottare l’altrettanto squallido clamore mediatico dei corrispettivi americani contro Donald Trump. I cantanti di casa nostra sembrano comunque avere un debole per Salvini: prima ancora era stato l’inedito Al Bano a spendersi in parole d’elogio ed Edoardo Bennato, invece, va fiero del suo selfie col vicepremier come una quattordicenne con un trapper.

Last but not least ricordiamo il grande Giancarlo Magalli. In una sola intervista spiazza tutti e fa full: secondo il conduttore il sovranismo non è una specie di “massoneria” ma “amore e il rispetto della propria identità nazionale” e Baglioni, insomma, può dire quel che vuole – ma rigorosamente in privato. Dello stesso avviso è, saggiamente, anche il Jabba the Hut dei talk show, Maurizio Costanzo. In attesa di deliziarci con l’evento canoro di mamma Rai, aspettiamo fresche polemiche buoniste e lanciamo una proposta per il prossimo Festival: la conduzione a Giancarlo Magalli. Dopo tanti festival del buonismo, il festival del sovranismo.

Ilaria Paoletti

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4 Commenti

  1. Io ho un’idea migliore: cancelliamo una volta per tutte questa merda di “festival” (che ormai tutto è tranne che una competizione canora – visto anche il bassissimo livello delle proposte degli ultimi trent’anni) e rivediamo i palinsesti proponendo opera lirica, teatro classico e cinema d’autore. Smettiamo di strapagare nullità e cialtroni pronti a farci la morale.

  2. Mettiamoci una mano sulla coscienza: non è che talvolta sentiamo un trasporto anche umano verso Salvini, malgrado il suo “pensiero” e modo di fare / porsi non sempre sia condivisibile… e la ragione è il gruppo di tizi (….), tra i quali la brava giornalista Ilaria, dimentica il mio preferito Saviano, che con argomenti un briciolone ipocriti ci hanno veramente rotto.

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