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“Via dolorosa”, anche quest’ anno l’evento sulla “Passione di Cristo”: intervista a Pietro Ranieri

by La Redazione
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Via Dolorosa Passione di Cristo

Roma, 23 mar – Quest’ anno, nel comune di Colli a Volturno, in vista della Pasqua, si svolgerà la settima edizione della Via Dolorosa. La rappresentazione avrà luogo domani, 24 marzo,  alle ore 20.30. Un evento che trova le sue radici nel comune della provincia di Isernia, dove già negli anni Settanta si rappresentava la Passione di Cristo. Un avvenimento in cui non mancheranno l’impeto, la commozione e il sentimento di immagini devastanti nella loro delicatezza. Quel pathos che, infatti, solo l’iter della Passione di Cristo è capace di sprigionare catturando l’attenzione, la curiosità ma soprattutto la fede di chi vi prende parte sia da raffigurante che da spettatore. Una rappresentazione che trova la sua peculiarità proprio nella sua semplicità. Quella semplicità che rappresenta l’essenza di una comunità che, unendo le forze e andando oltre ogni forma di diversità e divergenza, si ritrova per realizzare un evento che gli appartiene per la sua storia, il suo passato, le sue radici e quindi per la sua identità.

L’ anno scorso si è parlato di circa 118 raffiguranti. Tra questi c’era, e c’è tuttora, Emanuel Raddi che interpreta il ruolo di Cristo. Per Raddi però non si tratta di una mera interpretazione ma di una specie di fioretto. Un atto di fede che lo porta a denudarsi per la crocifissione a fine marzo con temperature che, di certo, non sono molto confortevoli per un corpo seminudo. Uno scenario che prende vita grazie alla regia di Marisa Ranieri. Ed è proprio col nipote di quest’ultima, Pietro Ranieri, giornalista e attore (nel caso di specie lo vedremo nel ruolo di Pilato), che parleremo di questo evento, ormai diventato una vera e propria tradizione di Colli a Volturno.

Via Dolorosa e Passione: intervista a Pietro Ranieri

Pietro, cosa l’ha spinta a partecipare a questo progetto?

Ho fatto parte della Via Dolorosa fin dalla prima edizione. Sono stato coinvolto nell’organizzazione da mia zia, Marisa Ranieri, che è autrice dei testi e regista dell’evento. Inizialmente, il mio ruolo era quello della voce narrante. Poi, vuoi per il mio background teatrale vuoi perché si voleva dare un altro taglio alla rappresentazione, mi fu chiesto di interpretare Ponzio Pilato. Continuo a partecipare con grande gioia perché credo questi eventi possano cementare ancor di più il senso di comunità, soprattutto in paesi piccoli come Colli.

In che modo si svolgerà l’iter della Passione e quali saranno le differenze rispetto agli anni passati?

Per il secondo anno consecutivo la rappresentazione si svolgerà nella piazza auditorium del paese. È una grande novità oltre che una netta crescita soprattutto a livello scenografico e per il pubblico, che può assistere alla scena nella sua interezza. Saranno messi in scena i momenti salienti della Passione, dall’arrivo a Gerusalemme nella domenica delle Palme alla crocifissione, morte e resurrezione. Oltre, ovviamente, al momento del processo. Ogni anno viene data una lettura differente: quest’anno l’edizione sarà dedicata alla Pace.

Cosa la affascina di questo evento e cosa, a suo avviso, dovrebbe cambiare?

La sua attualità. Comunque la si pensi a livello di fede e spiritualità, la storia di Cristo è una straordinaria mitologia sul sacrificio e l’amore. Ancora oggi è fonte di insegnamenti e di emozioni. Al suo cuore, la Via Dolorosa – per come l’abbiamo pensata noi – resta sempre la stessa. Cambiano le emozioni, la partecipazione, il senso con cui ci tocca ogni anno, in base alle nostre personali ‘vie dolorose’. In un certo senso è confortante pensare che il suo racconto ci unisca e ci leghi così profondamente, anche persone molto diverse.

Quale edizione l’ha colpita particolarmente e quale invece l’ha delusa?

La prima volta che ho interpretato Ponzio Pilato e non ho sentito la mia voce a narrare l’evento è stato strano, ma anche molto particolare stare dall’altro lato della barricata, come figurante e non in regia. Anche quando abbiamo cambiato location e siamo passati dal paese alla piazza auditorium: il momento della crocifissione e della resurrezione sono fortemente scenografici, anche grazie alle musiche. Non credo si possa parlare di ‘delusione’, è un progetto che ha sempre funzionato tra alti e bassi. Il giorno dopo è sempre bello sapere di averlo portato a compimento, qualsiasi sia stata la resa scenica. Ma finora ce la siamo sempre cavata piuttosto bene!

Cosa si aspetta dall’edizione di quest’anno?

Anzitutto che non piova! Poi, che la partecipazione di pubblico sia sempre maggiore. È un percorso che facciamo insieme, come comunità, che – come dicevo – ci avvicina e ci accomuna. Condividerlo con più persone possibile e portarle dentro il nostro racconto è un bell’obiettivo da perseguire, penso.

A proposito di edizioni, avete già in mente progetti futuri o un sogno nel cassetto che avreste voluto realizzare ma che, per il momento, è rimasto in sospeso?

Un video dell’intera manifestazione, realizzato professionalmente, con taglio da cortometraggio e non da servizio televisivo. Sarebbe un bel ricordo per tutti, un’aggiunta importante agli archivi di ‘memoria storica’ del paese e un modo anche per diffonderlo sui canali digitali.

Nemes Sicari

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