Roma, 7 ago – Offre numerosi spunti di riflessione il discorso tenuto da Viktor Orban davanti agli studenti del Summer Free University and Student Camp, in Ungheria. Un discorso che ci offre uno sguardo più attento sul pensiero politico, economico e geopolitico dell’uomo più discusso dei salotti europeisti, lo spauracchio (a ragione o a torto) dell’Europa unita e del diktat mondialista.

Orban in cattedra

Nel discorso, si evince che il presidente ungherese divide in due parti il mondo – da una parte l’India, la Cina, il “mondo ortodosso” e l’Islam e dall’altra parte l’Occidente. Nella sua analisi aggiunge che tutti hanno adottato sia la tecnologia che il sistema finanziario dell’Occidente, ma l’altra parte del mondo non ne ha adottato i valori. Ovviamente si riferisce agli attuali valori dell’Occidente, ovvero quelli del Pensiero Unico, Cancel Culture inclusa, imposti dal Nuovo Ordine Mondiale. La reazione di questo sistema allo smarcamento ungherese da questi valori – sempre seguendo il suo discorso – è stata l’aggressione mediatica ed economica all’Ungheria. Una reazione che ha creato ad ho delle emergenze come quella demografica, migratoria e gender. Fino a questo punto niente da obiettare sull’analisi di Orban, si tratta dello scenario esistente e delle azioni in corso visibili a chiunque. Diverso deve essere il giudizio sulla parte economica e tecnologica. Egli infatti vede un grave handicap per l’Occidente la sua relazione con il controllo delle fonti di energia e delle materie prime, presentando tre esempi.

La questione energetica

Il primo esempio riguarda il petrolio – controllato al 90% dall’Occidente all’inizio del ‘900, per poi passare a un controllo del 75% negli anni ’50, fino a un controllo odierno del 35%, dei quali il 25% in mani statunitensi. Il secondo esempio riguarda il flusso di materie prime dall’Africa, oggi diretto al 50% verso la Cina. Il terzo esempio riguarda il progetto della UE di ridurre i consumi di gas del 15% a seguito della guerra in Ucraina. Da ciò ne deduce il manifestarsi di un’importante debolezza dell’Occidente, già nell’immediato, a causa delle sanzioni contro la Russia. Nella sua pur attenta analisi, Viktor Orban si riferisce quasi esclusivamente alla situazione tedesca ma non si esprime su quella francese. Infatti, la Francia non prevede nessun problema energetico né per quanto concerne la crisi ucraina né per il futuro, semplicemente perché la Francia è autonoma dal punto di vista energetico in virtù delle centrali nucleari da essa costruite. Anzi, come si sa, vende energia all’Italia.

Fare attenzione

Una riflessione che si rafforza se prendiamo in esame le nuove tecnologie sviluppate in Occidente. Il settore automobilistico – in questo senso – è quello maggiormente esemplificativo. Pochi si domandano perché i colossi automobilistici abbiano puntato sulla vettura elettrica. Per rispondere, in primis, si deve partire dalla considerazione che i colossi posseggono dei centri di studio sia sulle tecnologie sia sulle strategie mondiali, di gran lunga superiori a quelli degli Stati che li ospitano. La Mercedes, la Toyota o la General Motors, hanno dei centri di ricerca con decine di migliaia di tecnici e scienziati. Quasi tutte le nuove tecnologie – da quelle sperimentali a quelle già sperimentate ma non ancora industrializzate – sono in loro possesso. Se si accede a qualche motore di ricerca si potrà constatare che i motori a idrogeno sono in fase di sperimentazione presso la polizia svizzera o in uso presso le ferrovie tedesche per muovere le locomotive della Sassonia. La prima domanda che tutti si dovrebbero porre è “Perché l’automotive ha puntato sull’auto elettrica? Da dove arriverà tutta l’energia elettrica necessaria?”. Arriverà dal nucleare? La risposta sembra essere affermativa. È quindi evidente come non basti osservare i problemi energetici con il gas, ma quanto si sta costruendo intorno alla transizione energetica per trasportare verso l’Occidente una nuova fase dello sviluppo mondiale.

Questione di transizione

Tutto questo – tornando al discorso di Orban – deve aiutarci a capire che non basta sfidare i diktat ideologici dell’Occidente per svincolarsi dalla sua morsa. L’esempio dell’industria automobilistica è lampante, idem per il nucleare che è e rimane l’unica arma per raggiungere un’indipendenza energetica sostanziale. Per inciso, l’Italia ha già speso (sprecato) 240 miliardi nelle energie alternative. Con la stessa cifra si potrebbero costruire 16 centrali nucleari di ultima generazione sufficienti a tutto il fabbisogno energetico dell’Italia. Basterebbero 4/5 anni, un Politecnico come quello di Torino (dove già risiede tutta la tecnologia necessaria) per non comprare più l’energia elettrica dalla Francia e garantirci autonomia e sovranità. In conclusione, si può dire che le aggressioni del Pensiero Unico denunciate da Viktor Orban sono quelle effettivamente più insidiose, perché mirano alla carne e lo spirito del popolo. Ma la montagna da scalare per sottrarsi al ricatto economico del Nuovo Ordine Mondiale è ben più alta rispetto a quanto si possa immaginare.

Carlo Maria Persano

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1 commento

  1. Il rischio è portare sempre più la terra nella merda non riciclabile. Il gioco vale la candela? Ammetto di non avere certezze in tal senso, ma tanti, tanti dubbi sotto un realtà illuminista ma ben poco illuminata.

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