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Violentata in pieno giorno nel cesenate: la brusca presa di coscienza della provincia profonda e l’arringa del Pascoli che nessuno ha voluto ascoltare

by Marco Battistini
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Pascoli

Roma, 8 dic – “Romagna solatia, dolce paese” descriveva così nel lontano 1891 la propria terra d’origine Giovanni Pascoli, famoso poeta nato tre decenni e un lustro prima nel piccolo centro di San Mauro. Terra di contadini e socialisti, di fini pensatori e vulcanici rivoluzionari. Non ci sono metropoli nel raggio di decine e decine di chilometri e le città limitrofe a guardar bene, poi così grandi non sono. Ma se il tempo passa e gli orizzonti – almeno da queste parti – ancora non sono cambiati, può succedere che al contrario il tessuto sociale possa iniziare a sfigurarsi.

Stupri e violenze

Negli ultimi giorni infatti è rimbalzata sulle cronache nazionali la notizia di una violenza sessuale perpetrata ai danni di una donna di mezza età intenta a far running proprio nelle campagne sammauresi. Stupro commesso in pieno giorno, nel cuore della mattinata di giovedì scorso. A commettere la schifosa brutalità un gambiano di ventisei anni, con precedenti penali – tra cui una recente molestia “minore” – e già destinatario di un provvedimento di espulsione. Un fatto isolato? Non proprio. Sul finire dello scorso giugno nella limitrofa Savignano sul Rubicone una ragazza – appena diciottenne – è stata rapinata e accoltellata – al seno e alla pancia – da un altro ventiseienne. Origini nordafricane e, anche in questo caso, profilo ben noto alle forze dell’ordine. Nelle stesse giornate di inizio estate altri due stupri, tra di loro simili per dinamica e probabilmente collegati, avvenuti sempre nel raggio di un limitatissimo spazio geografico: sulle prime colline tra Rimini e Cesena e nella vicina Gambettola (siamo a un decina di chilometri – di paesini e campi coltivati – dalla stessa San Mauro). Nel secondo caso gli amici della vittima riuscirono a fermare, non di certo con le buone, il molestatore, un magrebino diciannovenne finito ai domiciliari con le accuse di sequestro di persona, violenza sessuale e lesioni personali. Non va meglio nei capoluoghi provinciali. Come riporta il Resto del Carlino, infatti, un paio di notti fa a Cesena in pieno centro una colluttazione si sarebbe conclusa con un accoltellamento. Risale invece alla scorsa settimana la mega rissa tra allogeni che ha “movimentato” – e non in senso positivo – le vie di Forlì dalle parti di Piazza Saffi. Ultimo caso in ordine cronologico di una lista sempre più lunga.

Giovanni Pascoli e la superiore missione italica

Contenuta nella famosa raccolta Myricae, la poesia “Romagna” descrive il piccolo nido del Pascoli. Ritenuto dai più come cantore del semplice, del bucolico, dell’agreste l’animo politico di Zvanì ci restituisce al contrario un letterato capace di immaginare l’azione ordinatrice di un “nido” decisamente più grande. Quello dell’Italia, discendente diretta della storia romana. Eppure da queste parti eventi e rimandi culturali dedicati al poeta nel corso degli anni si sono sprecati. Facendo però leva sulla versione del Fanciullino, delle piccole cose che proteggono-dal-mondo-là-fuori. Dimenticandosi magari della parte più conflittuale. Nel discorso della Grande Proletaria, pronunciato in Toscana, nel Teatro dei Differenti di Barga esattamente 114 anni – e pochi spicci – fa il Pascoli arringava i suoi ascoltatori ricordando il glorioso passato proiettato in una sempre ricorrente missione superiore: “la grande martire delle nazioni, dopo soli cinquant’anni ch’ella rivive, si è presentata al suo dovere di contribuire per la sua parte all’aumento e incivilimento dei popoli”. Così come Roma secoli e secoli prima aveva portato a terra il suo ordine celeste allargando sempre più i confini del mondo allora conosciuto.

I primi segnali di un imbarbarimento

Un dovere però da troppo tempo tradito. E come sorde al suggerimento del conterraneo, oggi le terre pascoliane – intese tanto nel locale, quanto su scala nazionale – vivono al contrario i primi segnali di un imbarbarimento, già conosciuto dalle grandi realtà, strettamente legato alle problematiche dovute ai numeri sproporzionati di fenomeni migratori incontrollati. Un altro letterato – toscano, padre della lingua italiana e strettamente legato alla Romagna – l’avrebbe chiamato contrappasso. La natura d’altronde non contempla nessun tipo di vuoto.

Marco Battistini

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