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fiscoRoma, 25 mag – La “Voluntary Disclosure” o “Collaborazione volontaria” per dirla più correttamente in italiano, è una procedura fortemente caldeggiata dall’Ocse e introdotta dall’attuale governo che consente agli italiani che detengono attività finanziarie o patrimoniali all’estero non dichiarate al Fisco, di sanare la loro posizione, anche penale, pagando le relative imposte e le sanzioni in misura ridotta. Anche se il Presidente del Consiglio ha sempre negato che si trattasse di un vero condono in realtà non si può che definirlo così soprattutto se si considera che chiunque riporti capitali illecitamente esportati oltre frontiera  godrà di consistenti riduzioni delle sanzioni amministrative e, cosa per certi versi ancor più importante e grave, dell’esclusione di punibilità per tutti i reati tributari dichiarativi  – compresi quelli fraudolenti – e l’omesso versamento di ritenute certificate e di Iva. E sempre in materia di sanzioni penali, è esclusa la punibilità per il reato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.), per il reato di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648-ter c.p.) nonché per il reato di autoriciclaggio (art. 648-ter1 c.p.). Queste ultime esclusioni operano esclusivamente nel caso in cui i reati siano commessi in relazione alle violazioni tributarie sopra elencate.

Ma se già tutto ciò poteva far etichettare la “Collaborazione volontaria” come un condono bello e buono si deve registrare un secondo condono fiscale, questa volta di fatto e non di diritto. Infatti, stando ai dati pubblicati da Italia Oggi sull’edizione del 24 maggio l’Agenzia delle Entrate è stata letteralmente travolta da una valanga di istanze tanto da dover impiegare buona parte dei dipendenti degli Uffici Controlli delle Direzioni Provinciali. Proprio Italia Oggi evidenziava, dati alla mano, che in Lombardia nel budget per l’anno 2016 è previsto un calo rispetto al 2014 delle verifiche fiscali che va, a seconda delle singole Direzioni Provinciali, dal 30 al 60% e un calo che raggiunge l’80% dell’attività di accertamento in materia di imposte dirette. In pratica la normale attività di prevenzione e contrasto all’evasione fiscale viene bloccata per tutto l’anno al fine di favorire lo smaltimento delle pratiche di “Collaborazione volontaria”. E’ del tutto evidente, quindi, che tale scelta politica da un lato garantisce un gettito sicuro ed immediato per le casse erariali ma dall’altro lato va a premiare non solo chi in passato ha evaso o, addirittura, frodato il fisco nascondendo i soldi all’estero bensì premia anche coloro che stanno evadendo tuttora in Italia e che, per quest’anno, hanno la più che sfondata speranza di non subire controlli  da parte dell’amministrazione finanziaria.

Di sicuro, per dirla alla Renzi, un bel modo per “cambiare verso” nei rapporti tra cittadino e fisco.

Walter Parisi

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