Il Primato Nazionale mensile in edicola

13281761_10210006808633120_557560995_nRoma, 25 mag – Invece di darci i diritti sociali ci hanno dato la legge Cirinnà. E ora sfottono pure. Il Roma Pride del prossimo 11 giugno parte con una campagna pubblicitaria col botto: un primo manifesto con tre nuotatori e una drag queen nell’atto di tirare una scarpa col tacco, il tutto sotto al Colosseo quadrato. Ovvero il Palazzo della Civiltà Italiana (o anche chiamato della Civiltà del Lavoro). Ora, bando ai moralismi, non è il caso di star qui a fare le vergini scandalizzate per un poster che vuole avere anche una dimensione ironica. E tutto sommato il mondo Lgbt è meglio quando cazzeggia piuttosto che quando moraleggia a sua volta. Anche se il contrasto è davvero troppo stridente: quello tra una civiltà che voleva essere appunto del lavoro e una società in cui ormai hanno importanza solo dei non meglio precisati “diritti civili”, che hanno tutta l’aria di essere una bella truffa per tutti.

Anche sulla natura goliardica del manifesto, in realtà, ci sarebbe da ridire, dato che il riferimento vorrebbe essere quanto mai serioso. Il tacco agitato in aria farebbe infatti riferimento a Sylvia Rivera, il trans che iniziò i moti di Stonewall proprio tirando una scarpa (o, in realtà, una bottiglia, secondo altre fonti) contro i poliziotti. Quel che è rilevante, tuttavia, è soprattutto la reazione che sulla pagina del Roma Pride hanno avuto gli stessi gay, o comunque le persone vicine al “movimento”. La riproposizione di uno scenario stile “corpi nudi e piume di struzzo” comincia a stancare anche lì. “L’immagine è esagerata..come sempre..carnevalata..immagine che ha omofobo, che pensa che gli omosessuali siano così in ogni momento della loro vita..basta con questo stereotipo..basta con il carnevale..il senso penso voglia essere che non c’è solo un tipo di costume?!..Non mi piace”, scrive una ragazza.

“Ma usare gente tipo che fatica in ufficio o sotto il sole tipo muratori? Usare donne che come lavoro spazzano per terra? Usare anche gay di colore? Non essere per forza nudi o in costume? Me esistono trans o Drag che vestono in jeans e camicia? Esiste la ‘normalità’ nel nostro mondo? O siamo solo colori, eccesso, nudità, e musiche anni 80?”, tuona un altro. E ancora: “Come sempre, l’immagine che date del mondo lgbt è patetica. Bravi continuate così che l’adozione ve la concederanno nel giorno del Poi e nell’anno del Mai”; “Ma l’esigenza di doversi necessariamente mettere in mutande e fare baracconate varie qual è esattamente? By un gay”. Sempre in cerca di liberazioni, forse gli omosessuali dovrebbero cominciare a liberarsi innanzitutto dei portavoce del cosiddetto mondo lgbt.

Adriano Scianca

2 Commenti