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Boateng e il razzismo nel calcio: “Comandano i bianchi, nessuno mi ha mai sostenuto”

by Ilaria Paoletti
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Boateng

Milano, 28 dic – Kevin Prince Boateng, fresco di partnership contro il razzismo assieme alla Puma e anche di divorzio, parla di sé in un’intervista dai toni a dir poco epici sul Corriere della Sera. Ovviamente, parla della sua fiera lotta all’antirazzismo – e della sua carriera sportiva che ora si svolge a Monza.

Boateng:  “Il razzismo è peggiorato”

La prima domanda posta dall’intervistatrice a Boateng riguarda quel famoso pallone scagliato in tribuna nel corso dell’amichevole con la Pro Patria 8 anni fa. Il punto di svolta nella carriera del calciatore nella sua lotta al razzismo: «Quei fatti mi provocarono una ferita dolorosa. Avevo fatto tanti sacrifici per giocare in una delle squadre più forti del mondo. Pensavo di essermi messo alle spalle le giornate buie vissute da bambino. Basta, non potevo più accettare comportamenti del genere». Si parla poi della sfida tra Psg e il Basaksehir, sospesa sempre per supposto razzismo. Sempre secondo l’intervistatrice, quindi, il clima di periglioso razzismo non sarebbe cambiato. E Boateng rincara la dose: «Forse è anche peggiorato. Guardiamo a cosa succede nel mondo, all’uccisione di George Floyd. Ammazzano la gente davanti alle telecamere, anche per futili motivi. Certo, è nato il movimento “Black lives matter” ma troppo poco è stato realizzato per contrastare il fenomeno».

Ma forse quello che denuncia non è “razzismo”

Quello che, però, entrambi dimenticano di menzionare è che per quanto concerne i fatti del 2013 e il razzismo denunciato da Boateng, i tifosi che lo contestavano sono stati sì denunciati e condannati in primo grado per ingiuria aggravata dai motivi razziali. Ma che, in Appello, gli imputati sono stati tutti assolti. La motivazione? “Perché il fatto non sussiste”. e per quanto riguarda la sospensione del match tra Psg e il Basaksehir il “segreto di Pulcinella” sta nel fatto che per l’arbitro rumeno dire “negru” equivale a dire “nero”, perché è la sua lingua. Ma anche qui, sia giornalisti che Boateng sembrano arrivare colpevolmente in ritardo. Non menzioniamo, poi, il fatto che al di là della sua epica da “mi sono fatto da solo”, Boateng non era e non sarà mai un George Floyd, anche se indelicatamente arriva a paragonare il suo vissuto a quello di uno finito morto ammazzato.

“Nessun bianco mi ha mai aiutato”

Ma come se ciò non bastasse, Boateng sostiene pure che “nessun bianco mi ha mai detto di volermi sostenere in questa battaglia. Qualcuno si astiene per paura, altri perché ritengono sia più vantaggioso non esporsi in una vicenda che non li riguarda. Comandano i bianchi: se alzassero la voce loro, saremmo più ascoltati”. E dire che ci sono colleghi come Marchisio che sembrano pronti a candidarsi con Potere al Popolo! Tanto per richiamare le vicende di cui sopra, basterebbe alzare la voce quando ci sono le pezze d’appoggio per denunciare i razzismo, davvero, e non per ammalarsi di protagonismo. D’altronde, di uno che dice del suo novello compagno di squadra Mario Balotelli che “per me è come un fratello” e che avrebbe “bisogno ancora di un po’ di tempo ma ha grandi motivazioni”, cosa si può dire?

Ilaria Paoletti

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1 commento

Fabio Crociato 28 Dicembre 2020 - 3:11

Ma quale colore della pelle, fronte bassa e io sarò Platinì! Anzi, Platinì è decaduto, meglio di Platinì! A coglione, stratoSFERICO…!!

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