Roma, 17 lug – Carezza con il tacco, controllo di testa, esterno secco a saltare Blanc e Panucci – non proprio gli ultimi arrivati – destro chirurgico a freddare l’incolpevole Ferron. Inizia con questo regalo natalizio alla sua gente la carriera di Antonio Cassano. Tecnica, dribbling, fantasia e anche un discreto senso del gol: il giovane numero 18 dei galletti ha tutte le caratteristiche per diventare il primo fenomeno del millennio che sta per iniziare. Da Bari Vecchia – quartiere dove è cresciuto – alla Roma di Totti (a proposito: il capitano lo definirà il più forte giocatore con il quale abbia mai giocato) e Batistuta il passo è breve. Come ben sappiamo a fregarlo saranno un carattere a dir poco spigoloso e certi comportamenti – le famose cassanate – conosciuti quanto le sue giocate.

Un talento che dopo l’insufficiente esperienza di Madrid sponda Real – un anno e mezzo, 19 presenze e il soprannome di Gordito – sembrava definitivamente perduto. Non per la lungimiranza dell’allora direttore generale sampdoriano Beppe Marotta che nell’agosto del 2007 scommette forte su Fantantonio. A Genova rinasce, riconquistando anche l’azzurro.

La finale di Coppa Italia

Nonostante un Cassano ritrovato, la Doria rimane un’onesta squadra di metà classifica. Navigato uomo di pallone, il dirigente blucerchiato capisce che per fare il salto di qualità – o almeno per provarci – l’estro del barese, senza rivali in rifinitura, ha bisogno di una spalla che abbia abbastanza confidenza con le reti avversarie. L’occasione giusta si presenta ad inizio 2009, quando nel mercato di riparazione si apre la pista che porta Bonazzoli a Firenze in cambio di Pazzini. L’aria ligure fa bene all’ex viola, il quale – anche grazie alle giocate del barese – nel solo girone di ritorno mette insieme 11 reti.

Se in campionato la Samp si salva tranquillamente, in Coppa Italia si esalta. Dopo Empoli e Udinese lo scoglio delle semifinali, ovvero l’Inter di Mourinho, sembra un ostacolo insormontabile. La sera del 4 marzo però i nerazzurri vengono travolti da un doppio ciclone: nel giro di mezz’ora prima Cassano (tocco sotto dopo aver rubato palla all’ingenuo Rivas) poi due volte l’opportunista Pazzini spianano la strada verso la finale di Roma da giocarsi contro i padroni di casa della Lazio. Nella capitale solamente i rigori fermeranno la rincorsa blucerchiata.

Il traguardo della Champions

L’estate successiva vede l’avvicendamento alla guida tecnica, via Mazzarri per Del Neri. La musica migliora: l’avvio è promettente e a fine settembre i doriani – come nell’anno dello scudetto – si ritrovano in testa. Una squadra che si conferma ammazza-grandi: sempre trascinati dall’intesa della coppia, al Ferraris (che a fine stagione risulterà imbattuto) superano una dopo l’altra le tre “strisciate”. E’ però la Roma a pagare il conto più salato, con la sconfitta del 25 aprile che a giochi fatti costerà lo scudetto ai giallorossi. Sarà un gol del solito Pazzo – il diciannovesimo dell’annata – a stendere il Napoli e sancire il ritorno in Champions, quasi vent’anni dopo la maledetta finale di Wembley.

Il doppio divorzio

Sul più bello qualcosa si rompe, anche perché Del Neri e Marotta salutano per accasarsi alla Juve. In agosto una grande rimonta firmata (manco a dirlo) dalla premiata ditta Cassano-Pazzini non basta a regolare il Werder Brema. Ancora una volta sono i supplementari a punire i genovesi nella massima competizione europea.

Il mercato di gennaio stravolgerà infine una squadra che non riesce a ritrovarsi: l’ennesima cassanata spazientisce Garrone che spedisce il fantasista al Milan, mentre il collega – cercato dall’altra sponda del Naviglio – si veste di nerazzurro. Il primo vincerà lo scudetto, il secondo la coppa nazionale. Senza più bocche di fuoco, orfana di quell’alchimia, la Sampdoria crolla verticalmente, fino alla serie B. Lo “scambio” di maglia – agosto 2012 – prima del gran rifiuto di Fantantonio al Verona (2017), quando tutto sembrava già fatto: chiuso l’entusiasmante biennio Cassano e Pazzini si cercheranno ancora senza più incontrarsi.

Marco Battistini

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