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L’importanza della Coppa Italia, tra grandi sorprese e solite conferme

by Marco Battistini
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Roma, 3 feb – Con il campionato che si appresta a prendere definitivamente la via di Napoli – e la Supercoppa già assegnata – alle “grandi sorelle” del pallone nostrano resta ben poco da spartirsi. Oltre al semplice piazzamento valido per l’Europa infatti, rimane la Coppa Italia. Si sono disputati in settimana i quarti di finale della seconda competizione nazionale per importanza. Tra grandi sorprese e solite conferme, sono ancora in corsa Inter, Fiorentina, Cremonese e Juventus.

Coppa Italia: Inter-Atalanta, alla Beneamata basta Darmian

Nel derby lombardo che precede la stracittadina meneghina di domenica sera una buona Inter supera di misura l’Atalanta. A San Siro prestazione coriacea per i nerazzurri di casa che con agonismo e discrete trame di gioco limitano al minimo il sempre pericoloso potenziale offensivo degli ospiti in maglia bianca. Compagine orobica forse un po’ sottotono rispetto al ritmo a cui ci ha abituato in Serie A. Gli uomini di Inzaghi riescono a lasciare fuori dal rettangolo verde quelle distrazioni provenienti dal mercato che tanto hanno movimentato l’ambiente della Beneamata. Il biglietto per la semifinale – quarta di fila per il Biscione – lo firma Matteo Darmian. Soldatino affidabile e pedina poliedrica, l’ex milanista chiude un’azione manovrata palla a terra con un sinistro chirurgico.

Fiorentina vs Cremonese: sarà una semifinale inedita

Nel doppio turno di mercoledì a passare, entrambe imponendosi per 2-1, sono Fiorentina e – decisamente a sorpresa – Cremonese. Per la terza volta nelle ultime cinque stagioni la Viola raggiunge quindi il penultimo atto, il fanalino di coda della Serie A eguaglia invece il risultato del lontano 1987.

Al Franchi Bonaventura e soci vincono contro il Torino in una partita piacevole e tutto sommato equilibrata. Subito pericolosi gli ospiti, i toscani crescono alla distanza. Ricci ci prova dopo un giro di lancette. Poi, prima dell’intervallo, i granata sbattono ancora su Terracciano. In mezzo palo viola di Mandragora. Riparte forte la banda di Italiano e poco dopo l’ora di gioco passa con l’incornata di Jovic. I piemontesi potrebbero pareggiarla ma allo scadere Ikoné raddoppia, rendendo inutile il punto siglato in pieno recupero da Karamoh.

L’inaspettata sorpresa, invece, è quella dell’Olimpico. Dopo aver sgambettato il Napoli ai rigori la Cremonese si ripete a Roma in uno stadio tutto esaurito – bellissima la cornice di pubblico. Per i giallorossi serata totalmente da dimenticare: orrori difensivi (Kumbulla, Ibanez, Celik), zero idee nel mezzo e inconsistenza davanti. I grigiorossi – una rete per tempo – si difendono ordinatamente e festeggiano con il rigore di Dessers a cui fa seguito, a inizio ripresa, una goffa autorete del sopracitato terzino turco. Belotti dimezza lo svantaggio, ma è troppo tardi. Mentre Ballardini riscrive la storia Pellegrini e Dybala si scusano sotto la Curva Sud.

Juventus avanti con il minimo sforzo

Sarà infine la Juventus a completare la parte sinistra del tabellone e sfidare i campioni in carica, in quella che ha tutta l’aria di essere la rivincita dell’ultima finale. Nerazzurri e bianconeri di incroceranno quindi in Coppa Italia per il terzo anno di fila.

Dopo un periodo a dir poco negativo – cinquina di Napoli, penalizzazione, sconfitta casalinga ad opera del Monza – la Vecchia Signora rialza la testa. Lo fa nel migliore dei modi, vincendo di misura su una Lazio che praticamente non ha mai centrato lo specchio della porta difesa da Perin. Allegri ricompatta i suoi che forse non brillano ma si riscoprono squadra. Bene Locatelli, caparbio Chiesa. Decisiva la capocciata di Bremer, bravo a sfruttare un’indecisione di Maximiano. Se nei secondi quarantacinque di gioco i biancocelesti si affidano più che altro al tiro da fuori, la Juve punge in contropiede. Ma il risultato non cambia.

Appuntamento in semifinale. L’unico turno che si giocherà su andata e ritorno si disputerà nel mese di aprile. Anche quest’anno la Coppa Italia sarà qualcosa di più di un semplice trofeo di consolazione.

Marco Battistini

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