Roma, 10 apr – Limitare il calcio solo a tatticismi, dribbling, gol o risultati sarebbe da folli. Il mondo del pallone deve essere caratterizzato anche da aspetti che generalmente vengono messi in secondo piano o addirittura denunciati dal politically correct ma che invece rientrano nella passione per il gioco più bello del mondo. Per questo motivo andremo a raccontare le storie e gli aneddoti di alcuni fenomeni della sregolatezza, ovvero dei calciatori più cattivi di sempre.

Andoni Goikoetxea, il macellaio di Bilbao

Andoni Goikoetxea ha giocato come difensore nell’Athletic Bilbao, nell’Atletico Madrid, nella nazionale spagnola e nella selezione basca. Con la squadra dei rojiblancos vinse due scudetti consecutivi nel 1983 e 1984 e proprio in quegli anni il suo nome iniziò a circolare su varie testate giornalistiche, ma non per le grandi giocate o per un elevato numero di reti segnate. Nel 1982, durante una partita tra la squadra di Bilbao e il Barcellona, Goikoetxea compie uno dei suoi interventi pericolosi sul tedesco Bernd Schuster che ci rimise il legamento crociato. Alcuni tackle dopo, arriviamo a sabato 24 settembre 1983, quando il calendario della Liga ripropone lo scontro con i blaugrana. Quel giorno, il giocatore soprannominato “Il Gigante di Alonsotegi” divenne “Il macellaio di Bilbao”.  Il roccioso difensore aveva il semplice compito di marcare stretto Diego Armando Maradona, quindi decise di fermare l’avversario con un intervento in spaccata, da dietro, che provocò la rottura della caviglia del Pibe de Oro. L’infortunio avrebbe potuto stroncare la carriera di uno dei giocatori più forti di sempre. Il contrasto violento gli costò ben otto giornate di squalifica dal giudice sportivo e il quotidiano inglese The Times lo proclamò il calciatore più cattivo della storia.

Curiosità: a differenza di altri ex giocatori che in casa conservano foto, medaglie o le magliette degli avversari, Andoni Goikoetxea detiene in una teca di vetro gli scarpini della partita del 1983.

Romeo Benetti, l’emblema del gioco all’italiana

Romeo Benetti è stato un mediano duro, pieno di grinta, lo stile maschio e la grande aggressività tipica del gioco all’italiana. Solo il nome, però, evoca ricordi romantici, in quanto i genitori diedero il nome di Romeo a lui e quello di Giulietta alla gemella. Nel 1971, durante la partita tra Milan e Bologna, Benetti interviene duramente su Francesco Liguori, provocandogli la rottura dei legamenti crociati del ginocchio destro e, di fatto, mise fine alla carriera del giocatore. Per questo intervento, l’ex giocatore di Milan, Juventus, Roma e Sampdoria venne denunciato alla Procura di Milano. Nel corso della carriera ha collezionato una serie di soprannomi sinistri come il Tigre, Killer, Panzer, Roccia e Picchia, per il suo gioco ruvido e aggressivo, che lo portarono l’emblema del gioco all’italiana.

Nel 2008 il tabloid britannico The Sun lo ha posizionato al quarto posto nella lista dei calciatori più duri di tutti i tempi, mentre nel 2018 il Daily Mail lo ha inserito tra i 20 calciatori europei più cattivi di tutti i tempi. Su di lui, il giornalista Mario Sconcerti disse: «Benetti era un giocatore duro, completo. Uno strano tipo di cattivo. Non era scorretto, prendeva e dava, solo che il suo temperamento gli permetteva di dare molto più che prendere.».

Curiosità: Benetti non è mai stato espulso in una partita ufficiale.

Francesco Campa

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3 Commenti

  1. Il bestione Benetti ruppe pure una costola a Giacinto Facchetti, vero signore di stile, gran classe, correttezza ed educazione. Non se le lamentò mai e quando gli chiesero cosa avrebbe fatto rivedendo Benetti, disse: “Gli porgerò l’altro fianco”.

    Speriamo che nella seconda parte si citino altri galantuomini come Materazzi, Montero e Pasquale Bruno.

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