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Scozia contro Inghilterra, oltre il calcio: nel segno del limes romano

by Eugenio Palazzini
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Roma, 18 giu – C’era una volta un gallo… No, questa forse è un’altra storia tra Scozia e Inghilterra. Riproviamo. In principio fu un vallo, imponente fortificazione che correva dal Mare d’Irlanda al Mare del Nord. Fatto costruire dall’Adriano Pater Patriae in meno di sei anni a partire dal 122 d.C. per segnare il confine tra la provincia romana della Britannia e l’antica Caledonia narrata da Tacito nell’Agricola. Grande muraglia del limes imperiale, evitava alle legioni di doversi preoccupare dei continui attacchi condotti dalle tribù del freddo Nord. In particolare gli irrequieti Pitti, poi Scotti, dunque nell’allora futuro anteriore Scozzesi. Gente dura, che viveva dove un romano mai si sarebbe sognato di vivere, agli antipodi del meriggiare mediterraneo.

Scozia-Inghilterra, gallus contro pavoni

Quasi duemila anni, svariate guerre, patti, annessioni e referendum dopo, come uno scherzo del fato in Scozia c’è chi sogna di far risorgere l’atavico confine. Stavolta per issare una barriera in faccia ai “brexiti” del Sud. Stasera si gioca a calcio, ma è più di una partita di calcio. E sì, è già stato detto, viene detto ogni volta che la Scozia affronta l’Inghilterra. Rigorosamente in quest’ordine, prima la Scozia. Perché Davide fa sempre più simpatia di Golia, anche quando perde. E perde quasi sempre, con buona pace dei sassi nelle bisacce. Nessuno, fuori dai nuovamente affollati pub inglesi, si sognerebbe mai di dare importanza ai white peacocks, i pavoni bianchi. Così gli scozzesi chiamano gli inglesi, quando le caviglie – più del pallone – vengono prese a calci. Parentesi quasi poetica del rugbistico peacock hunting, la caccia al pavone mentre schizza la palla ovale.

Stasera nelle strade di Glasgow nessuno dirà “gallus”, quel termine di incerta origine che traccia il solco tra l’audace e il mascalzone. Forse a Londra qualche sprezzante pavone lo tirerà fuori alla terza pinta. In fondo c’è chi è convinto derivi dal latino Gallus, ovvero Gaio Cornelio Gallo. Non è vero, ma Roma guasta sempre la festa alla Corona. E resta un infausto parallelismo. Evocativo, perché con il prefetto di Alessandria, cantore sfortunato di amori imperiali, gli scozzesi hanno in comune la leggerezza della sconfitta. Rotta eccezionalmente dalle urla di Bannockburn.

Oltre la brughiera

E oltre le Highlands, i castelli e le colline di Edimburgo nessuno penserà ad altro se non a un film. Strappalacrime, retorico, troppo epico, eppure determinante per farci mandare a quel paese, ancora una volta, la perfida Albione (versione inglese, non gaelica). E non fracassateci la brughiera con lo snobismo, che è sempre distaccato dalla realtà. Se William Wallace fa il miracolo, i pavoni si sgonfiano in vista di Wembley. Avanti gallus del Nord, il vallo imperiale stavolta gioca con voi.

Eugenio Palazzini

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