Roma, 11 gen – Fra i pazienti positivi ricoverati, più di tre su dieci – per l’esattezza il 34%non sono malati di Covid. In pratica non si trovano in ospedale per complicazioni causate dal corovinarus, come sindromi respiratorie o polmonari. Le stesse persone sono risultate positive al tampone pre-ricovero, ma sono ricoverate per curare altre malattie: infarti, emorragie, scompensi, tumori, traumi di vario tipo. E’ quanto emerge dalla ricerca effettuata da Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) sui pazienti di sei grandi strutture ospedaliere italiane.

Il 34% dei positivi al Covid è in ospedale per altre malattie: la ricerca

Lo studio in questione ha coinvolto Asst Spedali civili di Brescia, Irccs ospedale Policlinico San Martino di Genova, Irccs Aou di Bologna, Policlinico Tor Vergata, ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e Policlinico di Bari. In totale 550 pazienti ricoverati tutti nelle aree Covid. Una rilevazione effettuata lo scorso 5 gennaio che ha evidenziato quanto segue: dei 550 pazienti monitorati, 363 (pari al 66%) erano ospedalizzati con diagnosi da infezione polmonare. Al contrario 187 (pari al 34%) non manifestavano alcun segno clinico, radiografico e laboratoristico, di interessamento polmonare. Avevano il Covid insomma, ma non erano stati ricoverati per il Covid.

Riprogrammare l’assistenza

Nello stesso studio viene confermato poi che i pazienti ricoverati per Covid sono in maggioranza anziani, con un’età media di 69 anni. “Ci aspettiamo di dover far fronte a un numero sempre più ampio, vista l’ampia circolazione e l’elevata contagiosità del virus, dei ricoveri per patologie non Covid in pazienti che, però, hanno l’infezione” dice il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore. “Va riprogrammata l’idea dell’assistenza creando non solo reparti Covid e no Covid, ma è necessario realizzare nuove strutture polispecialistiche in cui sia garantita l’assistenza specialistica cardiologica, neurologica, ortopedica in pazienti che possono presentare l’infezione da Sars-Cov-2. Occorre pensare a reparti Covid per il cardiotoracico, per la chirurgia multispecialistica. Per l’ostetricia già in molti ospedali sono state realizzate aree Covid. A Brescia e Bari esistono anche degli ambulatori per la dialisi di pazienti positivi. Bisogna riprogrammare sulla base delle nuove esigenze l’assistenza sanitaria”.

Alessandro Della Guglia

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