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ceutaRoma, 10 dic – Dal 1980 a oggi, il numero di migranti africani che hanno lasciato il continente è triplicato: “Erano circa 5,5 milioni nel 1980, circa 16 milioni nel 2015”. Lo scrive il 21° Dossier con dati e testimonianze (DDT) sulle migrazioni dall’Africa di Caritas Italia, dal titolo “Divieto di accesso. Flussi migratori e diritti negati“. Un rapporto espressamente concepito in chiave filo-migranti, ma pure ricco di interessanti informazioni sulla questione.

Vi leggiamo, per esempio, che il corridoio che va dall’Africa all’Asia è quello maggiormente in crescita: 4,2% di persone in più all’anno (2 milioni di persone in più nel 2015). Cosa che spinge un portale particolarmente simpatetico con gli immigrati come Redattore sociale a titolare: “Flussi migratori: l’Europa si preoccupa, ma l’Africa sceglie l’Asia“. Il tutto per sminuire l’importanza dell’invasione a cui è sottoposto il nostro continente. Peccato che il report spieghi con chiarezza che “l’Europa continua a restare la prima destinazione extracontinentale per la maggior parte dei Paesi dell’Africa sub-sahariana“. La rotta che va dall’Africa all’Europa “è la seconda per tasso di crescita annuo: 3,2%, ovvero 0,5 milioni di persone in più nel 2015, per un totale di 9 milioni di migranti circa arrivati (il 27% dei migranti africani)”. Tutti in fuga dalle guerre? In realtà, leggiamo sempre nel rapporto, “la migrazione verso l’Europa avviene per la maggior parte in modo regolare per motivi famigliari (29% dei permessi rilasciati), di lavoro (25%) e di studio (21%) (Eurostat, 2015)”. Nel caso della Nigeria, per esempio, uno dei maggiori serbatoi di immigrazione africana in Europa, c’è la paura di Boko Haram e la tratta delle prostitute ad alimentare i flussi, ma attenzione: “la maggior parte dei movimenti internazionali sembra però restare legata a fattori socio-economici”.

Per carità, la miseria è una brutta cosa e volerne fuggire è comprensibile. Lo è meno il fatto che per venire a cercare da noi un Bengodi che non c’è si spendano cifre che in Africa permettono una certa agiatezza: “Globalmente – leggiamo – il costo totale di un viaggio irregolare da un Paese dell’Africa occidentale, come Senegal, Gambia o Mali, può arrivare a costare 10.000 dollari a persona”. Secondo l’Ocse, inoltre, “la popolazione africana presente in Europa è meno qualificata rispetto a quella di altri Paesi dell’organizzazione” e questo perché “gli standard educativi alti richiesti per l’ingresso in Nord America fanno riversare la parte meno qualificata dei migranti in altre regioni”. Mica fessi come noi, gli americani: se non sai far nulla non entri. Tanto c’è l’Europa che fa entrare tutti.

Leggiamo anche che “tra tutte le vie percorse, ne esistono alcune che stanno ormai perdendo di importanza, come quella della costa occidentale dell’Africa sino alla Spagna. Un’altra è quella delle piroghe di fortuna dalle coste senegalesi fino alle Isole Canarie, già territorio spagnolo. I controlli rafforzati delle coste occidentali da parte degli spagnoli, l’inizio delle operazioni di Frontex nonché l’innalzamento della barriera tra il territorio marocchino e quello delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, hanno fatto sì che queste rotte abbiano subito, negli ultimi dieci anni, un declino nei numeri”. E anche se le cronache di queste ore ci dicono di 400 ingressi clandestini proprio da Ceuta, il principio resta chiaro: chi l’ha detto che i muri non servono?

Adriano Scianca

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