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La sacca di aleppoDamasco 10 dic – Aleppo oggi è una città martirizzata, dei suoi quartieri, dei palazzi borghesi e dei minareti non rimangono che strutture scheletriche, come dita carbonizzate, che puntano al cielo. In migliaia sono dispersi sotto quelle dune di cemento, in migliaia sono i prigionieri ancora nelle mani delle bande di irriducibili che, in questi anni, hanno ammantato con la cappa nera del califfato la perla del nord siriano. Aleppo oggi è una città libera, ci sono voluti mesi di combattimenti all’ultimo sangue, duelli di strategia militare sul campo e politica nei molti tavoli di trattativa, aperti e richiusi più per agevolare l’una o l’altra fazione terroristica che per trovare una reale soluzione alla crisi. Ad Aleppo oggi, solo in questa mattinata, in ventimila hanno trovato la salvezza raggiungendo le postazioni dell’esercito siriano e gli avamposti dell’alleanza antiterroristica che combatte Al Nusra e Isis.

I ventimila civili dai quartieri est di Aleppo sono stati scortati dalle SAA e posti in sicurezza” ha riferito sabato il Ministero della Difesa russo mentre il centro per la riconciliazione ha dichiarato che circa 8.500 abitanti hanno lasciato nelle ultime 24 ore le aree controllate dai miliziani ad Aleppo, tra questi anche “2.934 bambini”. In più oltre ad assicurare l’uscita di sicurezza dei civili, il Ministero della Difesa russo ha riferito che l’esercito arabo siriano ha accettato la resa di milleduecento militanti islamisti originariamente impiegati dal Jabhat Fateh al-Sham, (Al nusra) nella zona est di Aleppo. Si sarebbe trattato di una diserzione di massa di almeno mille terroristi che si sarebbero consegnati ad un posto di blocco governativo sulla linea del fronte. Tuttavia da fonti arabe ci è noto che nonostante i fenomeni di sfaldamento e diserzione nel fronte terrorista siano in netto aumento e rappresentino un dato di crisi inequivocabile della leadership militare in Aleppo, ancora moltissime unita combattenti sarebbero asserragliate tra le macerie della città trincerate nei quartieri di Bustan Al-Qasir e Sukkari, da dove avrebbero solamente richiesto un cessate il fuoco di cinque giorni che permetterebbe loro di trasportare via i feriti in sicurezza.

Di fatto nella giornata di ieri le azioni militari avevano subito una battuta d’arresto per gestire la situazione dei civili salvati, fatto salvo per sporadici scontri a fuoco nelle zone di maggior adiacenza. I terroristi rimasti nel cuore di Aleppo, dopo aver perduto il controllo di posizioni strategiche come l’aeroporto e il castello della città vecchia rimangono ora a difesa di una sacca di appena venti km quadrati in cui, come avvenuto nelle altre città liberate dal presidente Assad, si organizzano trappole esplosive, IED, mine anti-uomo fatte in casa ed ogni sorta di dispositivo, atto a rendere difficile la vita delle truppe siriane che proprio poche ore fa, hanno perduto tra i due e i tre carri armati impiegati a penetrare nella zona dei ribelli. l'emiro 'Abo Abed'Intanto ieri l’Emiro ‘Abo Abed’ comandate militare dei terroristi ad Aleppo ha rilasciato un video richiamando alla fermezza e alla coesione i gruppi combattenti dopo le numerose scissioni interne (si parla di una scissione con i combattenti egiziani) e ha dichiarato che “il mondo intero sta guardando” e che ad Aleppo “si scrive la storia” rinnovando l’invito al martirio dei suoi uomini. La vittoria ad Aleppo, che ora come ora appare alla portata del presidente Assad e della coalizione anti-terrorismo a guida russo siriana, rappresenterebbe di sicuro un punto di svolta nella crisi siriana ed innalzerebbe il governo di Damasco ad un punto di forza sufficiente per provare ad imporre un’agenda di priorità politiche nelle trattative ormai ferme da mesi.

C’è di certo la volontà siriana di risolvere quanto più possibile la crisi sul campo, volontà appoggiata anche da Iran ed Hezbollah ma che spesso è stata supportata tiepidamente dai Russi che, fino ad ora non hanno mai fatto mancare il loro appoggio ai siriani, ma che si giocano anche una partita tutta politica che potrebbe portarli a consigliare alla Siria di non affondare troppo il colpo sui ribelli (ancora formalmente appoggiati da Usa e Ue). La Siria nonostante tutto rimane tragicamente ancora occupata dai terroristi in larga parte, le zone sicure, dove in ogni caso si susseguono gli attentati, restano le zone costiere e Damasco. Tuttavia nuovi fattori di crisi sembrano disturbare ora il fronte siriano, di fatti nei giorni scorsi missili israeliani sono caduti sulla base aerea militare di Damasco per impedire, a detta del comando Israeliano,  il trasferimento di tecnologie militari dall’Iran alla Siria che potrebbero essere usate contro Israele nella riconquista siriana del Golan occupato o donate agli alleati Hezbollah per difendere il Libano dalle invasioni israeliane, ma che verosimilmente sarebbero state impiegate, in realtà, contro Isis e terroristi islamisti vista la preminenza della minaccia rappresentata “in casa” dall’insorgenza del Califfato. Per ora possiamo essere felici di riavere una Aleppo liberata di cui disturbando Tasso oggi « Canto l’armi pietose e il capitano che […] molto operò con il senno e con la mano/molto soffrì nel glorioso acquisto». 

Alberto Palladino

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