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Torino, 2 ott – Doccia fredda per gli alfieri dell’«aborto fai da te» in Piemonte. «Alla luce dei nodi critici emersi dagli approfondimenti» la giunta regionale a guida centrodestra, di concerto con la Federazione Federvi.PA. e il dottor Silvio Viale, responsabile del Servizio Unificato Interruzioni volontarie gravidanze dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, ha emesso una circolare di chiarimento e indirizzo destinata ad Aso e Asl in cui viene vietato l’aborto farmacologico «direttamente nei consultori piemontesi, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza – anche farmacologica – alle strutture tassativamente elencate nell’art. 8 della legge 194» ovvero nelle strutture ospedaliere. Le modalità di ricovero verranno «valutate dal medico e dalla direzione sanitaria».

Grande rilevanza viene data alla tutela sociale della maternità: nella circolare viene comunicata l’attivazione di «sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi, consentita ad idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita (a titolo esemplificativo: il Progetto Gemma avviato da Movimento per la vita e Centri di aiuto alla vita (Cav) con aiuto economico mediante adozione prenatale a distanza, il servizio telefonico Sos Vita». Un indirizzo, questo volto a garantire «il pieno rispetto di tutte quelle disposizioni della legge nazionale 194/1978 poste a garanzia della piena libertà di scelta della donna», se interrompere volontariamente la gravidanza o «se proseguirla superando le cause che potrebbero indurre all’interruzione» tutelando socialmente la madre. Qualora si dovesse optare per le pratiche abortive, la Regione vuole garantire che queste siano «rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna, della sua dignità personale e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza».

La giunta Cirio sferra quindi un attacco frontale alle disposizioni del ministro Speranza, mettendo in campo la difesa del «ruolo di informazione, approfondimento e assistenza dei consultori, riconosciuto dalla legge 194», rispetto al palese tentativo dell’esecutivo di «trasformarli in luoghi di esecuzione dell’aborto». Alle delibere della Regione si aggiunge anche la decisione di aprire «sportelli informativi del volontariato pro vita negli ospedali». Una vittoria non tanto e non solo di Fratelli d’Italia, «ma della libertà di scelta della donna, perché una vera scelta è tra due possibilità» afferma l’assessore regionale agli Affari Legali, Maurizio Marrone. «Sono felice che tutto il centrodestra si sia unito attorno a questa linea politica che porrà il Piemonte come esempio per tante altre Regioni nel pretendere il rispetto di tutta la 194 e non solo della parte che piace alla sinistra» ha aggiunto.

Cristina Gauri

 

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