Rimini, 10 mag — Sono 150 — ma ci scommettiamo, nelle prossime ore saliranno — le segnalazioni di presunte molestie sessuali raccolte dalle femministe di Non una di meno contro gli alpini in adunata a Rimini lo scorso fine settimana. Ma, curiosamente, nessuno di questi racconti è sfociato poi in una denuncia per abusi alle autorità competenti: centocinquanta è un numero ragguardevole, eppure nessuna delle presunte vittime si è presa la briga di informare le forze dell’ordine di quanto è accaduto nella città rivierasca che ha ospitato il 93esimo appuntamento nazionale delle penne nere.

Alpini a Rimini, le pasionarie all’attacco

In 80mila hanno sfilato per Rimini, tra canti, foto di gruppo, goliardia e l’inevitabile fiume di alcolici versati. Il primo cittadino Jamil Sadegholvaad si dichiara soddisfatto: «Una sfida vinta». Nessun problema di ordine pubblico, solo la presenza festante degli alpini che come ogni anno si sono comportati in maniera esemplare, nonostante le birre e gli ettolitri di rosso. Non la pensano così le pasionarie di Non una di meno, che dai loro canali social annunciano di aver ricevuto, nell’arco di tutto il fine settimana, una vera e propria valanga di segnalazioni, prontamente riprese e minuziosamente descritte da Repubblica.

Le 150 denunce (informali)

Si tratta per lo più di episodi — non verificati — di cosiddetto catcalling, fischi per strada, battute goliardiche, mentre qualcuna addirittura denuncia di essere stata palpeggiata. «Mentre tornavo a casa mi hanno fermato e al mio categorico no al loro invito a ballare mi hanno fischiato», racconta una ragazza. «Hanno cercato di abbracciarmi e toccarmi ovunque, mi hanno detto che ero una “bella passerotta giovane”». Da Twitter: «Sono una barista riminese. Un alpino ha mimato un atto sessuale mentre mi giravo per sparecchiare». C’è chi sostiene di essere stata insultata per tutta la giornata. «Le donne e le persone lgbtqia+ — si legge sul sito di Non una di meno — sono state prese d’assalto da orde di maschi imbevuti di machismo militaresco e ‘allegria’, che si é tradotta in catcalling senza freno». E qui torniamo al punto di prima: se le donne riminesi sono state assalite da «orde» di uomini ubriachi, perché nessuna, assolutamente nessuna in quei giorni ha segnalato le violenze alle autorità?

Cosa è successo davvero?

Senza le denunce, va da sé che sia impossibile sapere cosa sia realmente accaduto: cioè, se effettivamente si siano verificati episodi di molestie sessuali gravi, oppure se le segnalazioni siano esagerazioni, frutto di autosuggestione, o un modo nemmeno troppo velato per screditare l’adunata degli Alpini — è nota l’avversione di femministe e progressisti in generale nei confronti delle penne nere; una cosa è sicura, quello spazio su Instagram aperto in modo preventivo giorni prima dell’adunata, dal titolo Alpino molesto, se mi tocchi ti calpesto, avrà sicuramente spinto molte donne a segnalare fatti di gravità prossima allo zero, complice anche l’esagerato battage mediatico generato dalle femministe.

Cristina Gauri

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