Roma, 10 mag – FdI in versione inedita di “responsabile” salva il governo sull’ex Ilva. Al Senato M5S, Pd e LeU votano un emendamento dei 5 Stelle che si oppone alla proposta del governo di spostare i 150 milioni previsti per le bonifiche verso la produzione delle Acciaierie italiane, gli eredi di ArcelorMittal. Forza Italia e Lega invece si allineano all’esecutivo Draghi. Ago della bilancia è dunque FdI.

Ex Ilva, FdI si astiene in commissione e salva il governo

Alla fine proprio grazie al partito della Meloni finisce in parità – 14 sì e altrettanti no – e la maggioranza si salva per tre voti. Sono quelli del renziano Mauro Marino e di due senatori di Fratelli d’Italia, che si astengono. Un voto che manda in fibrillazione la coalizione a poche ore dal voto sul decreto Ucraina bis in Aula, a cui è collegato l’emendamento della discordia. Tant’è che per non avere sorprese il governo sta pensando di chiedere la fiducia per blindarlo.

Maggioranza spaccata ancora una volta

Come era già successo a febbraio, anche il second round dell’ex Ilva si combatte in notturna. Stavolta nelle commissioni riunite Industria e Finanze di Palazzo Madama, messe al lavoro “eccezionalmente” di domenica sera, per il decreto Ucraina bis. I tempi sono stretti, visto che il decreto va convertito entro il 20 maggio e prima deve passare alla Camera. Ecco quindi che è scattata la seduta “straordinaria”. E proprio sull’Ilva è salita la tensione. I 5 Stelle tentano il blitz chiedendo di votare un loro emendamento (nonostante il parere contrario del governo).

Il testo prevede di cancellare la proposta del ministero dello Sviluppo economico di destinare a progetti di decarbonizzazione i fondi per le bonifiche. I 5 Stelle puntano i piedi: “Il progetto di decarbonizzazione, così com’è, è indefinito. Vogliamo chiarezza sull’entità dei fondi, sul reale fabbisogno economico e l’impatto preventivo su ambiente e salute”.

I 5 Stelle convincono a seguirli Pd e LeU. Lega e FI col governo

Alla fine i 5 Stelle convincono a seguirli Pd e i compagni di Leu. Il pareggio – grazie all’astensione di FdI – fa fallire la mossa ma certifica l’ennesima frattura nella coalizione di governo. La evidenzia Andrea de Bertoldi di FdI: “Abbiamo scelto l’astensione anche per dimostrare plasticamente le spaccature che ci sono nella maggioranza su temi fondamentali”. E per Marino di Iv è il segno che “la smania elettorale è troppa e punta a far fibrillare un governo autorevole come quello di Draghi pur di risalire nei sondaggi”. Per i pentastellati è una sconfitta.

Salvini: “Ora mi aspetto da Draghi che intervenga rientrato dall’America”

“È la seconda volta che la maggioranza si spacca e alla fine non si vota a favore dell’Ilva: una cosa fondamentale”, tuona Matteo Salvini. Il leader della Lega ha ricordato il caos vissuto a febbraio a Montecitorio sul decreto Milleproroghe, pure in quel caso sull’Ilva. Il leghista non ci sta e chiama in causa il premier: “Ora mi aspetto da Draghi che intervenga al suo rientro dall’America“.

I dem fanno mea culpa

Anche sul fronte dem urge quanto meno un chiarimento, visto che loro stessi ammettono di aver sbagliato a cedere alla “forzatura” voluta dall’alleato a 5 Stelle. Ma in dissenso con l’input dato dei vertici del Pd. E’ il senatore Stefano Collina ad assumersi la responsabilità: “La scelta nasce solo dalla volontà di non rompere un’alleanza politica che sul territorio tarantino sostiene un candidato sindaco”, si giustifica.

Chi invece va all’attacco è il M5S. “Lo stop all’emendamento è uno schiaffo a Taranto e un segnale molto negativo per il Paese. Perciò lo ripresenteremo nel prossimo decreto Aiuti“, annuncia Mario Turco, vicepresidente dei 5 Stelle e primo firmatario dell’emendamento.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Vantarsi di aver destinato soldi alla decarbonizzazione? cioè a una supercazzola?
    sarei curioso di sapere con quanti zeri si scrive decarbonizzazione…

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