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Bolzano, 31 mag. – I cittadini italiani di cultura e lingua tedesca dell’Alto Adige non conoscono l’idioma parlato nello Stato che abitano. La seconda edizione dello studio Kolipsi dell’Eurac, centro di ricerca applicata privato con sede a Bolzano, elaborato dalle linguiste Andrea Abel e Chiara Vettori ha effettuato dei test nell’ano scolastico 2014/15 su circa 1.700 alunni, e cioè il 45% degli studenti delle quarte classi superiori.

Dal confronto con i dati raccolti sette anni fa, emerge chiaramente che “le competenze nella seconda lingua degli studenti altoatesini sono notevolmente peggiorate”, si legge nelle conclusioni della ricerca. Se nel 2007/08 il 40% degli studenti tedeschi aveva una buona conoscenza dell’italiano, ora sono la metà, cioè il 20%. Un giovane tedesco su cinque riesce a farsi capire nella nostra lingua solo con grande difficoltà, mentre sette anni fa erano solo il 3%.

Partendo dalla classificazione dei sei diversi livelli linguistici previsti (A1=scarsa conoscenza, A2, B1, B2, C1, C2=ottima conoscenza), la metà degli intervistati arriva appena al livello B1, cioè parla italiano come “un turista che sa esprimersi su temi conosciuti”. Solo il 6% arriva al C1, quindi è praticamente bilingue. Ora, l’attaccamento culturale della minoranza tedesca alla propria lingua sarebbe in un certo senso lodevole, se esso non si sviluppasse parallelamente a una conflittualità esasperata con lo Stato italiano, da cui pure continuano a pompare soldi e concessioni culturali non concesse a nessun altra minoranza linguistica in Europa.

Non è un dato più confortante anche la difficoltà dei giovani italiani altoatesini con la lingua tedesca: per la maggior parte di loro non è possibile partecipare attivamente a una discussione in tedesco su temi quotidiani. Sette anni fa, la maggioranza di loro arrivava almeno al livello intermedio B1, oggi invece sono solo uno se tre. Nel frattempo è cresciuto il numero di coloro che hanno una scarsa conoscenza del tedesco (livello A1, il più basso): sono quasi il 10%.

Ovviamente tutta la questione si risolverebbe applicando un sistematico bilinguismo scolastico, che trasformerebbe da criticità a opportunità la convivenza nella zona di due culture europee di tale importanza. Peccato che l’insegnamento nella madrelingua sia sancito dall’articolo 19 dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige. Un motivo in più per farla finita con lo statuto speciale.

Roberto Derta

2 Commenti

  1. Cosa ci si poteva aspettare da uno statuto speciale come quello altoatesino, dove i poteri legislativi sono fin troppo ampi e la provincia di Bolzano assomiglia sempre più ad uno “stato nello “stato”?

    Purtroppo lì esiste un problema oggettivo, ovverosia il disinteresse dello Stato centrale rispetto all’affermarsi del monolinguismo tedesco in Alto Adige, fatto gravissimo. Nelle scuole primarie di lingua tedesca l’insegnamento dell’italiano non è parificato al tedesco, e spesso e volentieri è meno insegnato dell’inglese, diversamente da quelle di lingua italiana, dove il tedesco viene insegnato al pari dell’italiano. Lì il ministero dell’istruzione dovrebbe intervenire energicamente e provvedere in maniera seria e diretta, e invece non lo fa.

    Che gli altoatesini germanofoni debbano conoscere il tedesco è un loro sacrosanto diritto ed è giusto che lo Stato italiano glielo garantisca, ma ciò non può e non deve esonerarli obbligo e dal dovere di conoscere l’italiano al pari del tedesco.

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