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Roma, 25 ago – Gli italiani hanno bocciato Immuni, l’app fortemente voluta dal governo e che lo stesso governo prova da mesi a rilanciare in ogni modo possibile. Eppure i dati sono schiaccianti e fotografano un flop indiscutibile: soltanto 5 milioni di download, pari al 13% della popolazione. E dire che questa debacle non è una novità, visto che esattamente un mese fa appena 4,2 milioni di cittadini avevano scaricato l’app. In trenta giorni la crescita è stata quindi risibile, nonostante le previsioni ampiamente ottimistiche della task force messa in campo dal governo, secondo la quale Immuni avrebbe dovuto essere scaricata da almeno il 60% della popolazione.

Un fallimento mondiale

Insomma stando all’iniziale valutazione degli esperti nominati dall’esecutivo giallufcsia, circa 25 milioni di italiani (considerando che i minori di 14 anni non possono comunque utilizzarla) in questo momento sul cellulare avrebbero dovuto usufruire dell’applicazione giudicata fondamentale. Adesso invece, visti i numeri centrati, Immuni risulta del tutto inutile. Oltretutto, stando a una stima di Sensor Tower effettuata il mese scorso, l’Italia non fa nemmeno eccezione. Nonostante le pretese di qualche probo fustigatore di casa nostra, le applicazioni per il tracciamento dei contagi si sono rilevate un fallimento globale. Fatta eccezione per alcune nazioni come l’Australia, a metà luglio erano state installate soltanto dal 9,3% delle persone. Ciò chiaramente significa che in alcuni casi la percentuale era ancora più bassa, ad esempio l’app francese era stata scaricata appena dal 3,1% dei cittadini e quella giapponese dal 5%.

Perplessità scientifiche

Uno studio scientifico, pubblicato dalla prestigiosa rivista Lancet, mostra poi forti perplessità sulla reale utilità di queste app. I ricercatori dell‘University College di Londra, dopo aver revisionato oltre 4mila articoli sugli effetti del tracciamento digitale, hanno infatti concluso che non ci sono prove sufficienti che giustifichino l’utilizzo delle app se non accompagnato da misure aggiuntive di salute pubblica. Ovvero l’utilizzo del contact tracing attraverso le persone, il distanziamento e le necessarie chiusure di certi luoghi di aggregazione. Non solo, secondo i ricercatori “affidarsi troppo alle app può aumentare il rischio di contagio per i gruppi più vulnerabili e esclusi dal digitale, come gli anziani o le persone senza fissa dimora”.

Un’altra campagna

Appurato il fallimento evidente di questo strumento, il governo giallofucsia non ha però deciso di cambiare strategia. Al contrario ha pensato di investire ancora per lanciare un’altra campagna, annunciata qualche giorno fa dal ministro della Salute Roberto Speranza. Gli ha fatto eco il Comitato tecnico scientifico che ritiene Immuni uno dei “punti chiave della strategia complessiva di prevenzione e monitoraggio nel mondo della scuola”. L’obiettivo, per il Cts, è convincere gli alunni sopra i 14 anni e tutto il personale scolastico a munirsene. Visto il successo ottenuto sino ad ora, sembra una chimera.

Alessandro Della Guglia

2 Commenti

  1. Andrebbe usata, per un banale senso di responsabilità e non per affiliazione politica. Articolo vergognosamente fazioso

  2. Stolida pervicaci a, degna di ben altre cause! A parte il discutibile metodo di “scelta” della applicazione, un pò di modestia avrebbe dovuto portare ad individuare, quale causa del flop, la sfiducia del popolo, ahiloro non sempre docile gregge, verso gli abusivi al governo: stranamente in Australia le cose sono andate ben diversamente!

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