Roma, 6 lug — Dopo aver raccolto la testimonianza di un membro delle Forze dell’Ordine, ora è una figura storica della sicurezza privata a farsi avanti e a voler raccontare la sua esperienza diretta, maturata in decenni di attività, in materia di baby gang e non solo: uno spaccato a tratti impietoso e degradato del nostro Paese e della nostra gioventù, reso ancora più attuale dagli episodi di cronaca.

Del tema, a queste latitudini, abbiamo scritto molto e siamo convinti che ci sia ancora tanto da dire ma soprattutto che sia urgente agire quanto prima. Gli esempi negativi non mancano, sarebbe opportuno e intelligente non accodarci ad essi.

Raccontaci di cosa ti occupi nel dettaglio: da quanto tempo, con che tipo di professionalità.
«Ho cominciato a fare sicurezza negli anni Novanta dopo che mi sono congedato, direi che sono ben venticinque anni che faccio sicurezza, per restare sveglio e tranquillo. E’ sempre stato il mestiere, una cosa che sai fare, ti viene bene, sebbene sia un lavoro di me*rda gestire i figli scemi degli altri. Ai tempi, sebbene fosse una figura importante ma molto spesso non regolamentata a dovere, il buttafuori era anche ben pagato. La sicurezza in Italia è un accessorio che deve costare poco e non deve essere d’intralcio. Molto spesso è ormai divenuto obbligatorio, secondo normativa statale deve esserci in mille settori, però è tutta la trafila dei corsi è molto spesso uno spreco di denaro inutile, addirittura alcuni vengono fatti online senza garantire quindi professionalità. Addirittura, sono le stesse Forze dell’Ordine che se non fosse per tasca loro andrebbero al poligono solamente una volta all’anno obbligatoriamente! Non c’è la volontà di sistemare il problema. Come puoi pretendere che questa sia gente che gira con un’arma e sia adeguatamente addestrata?! Alla fine, la formazione è tutta legata all’esperienza e al portafoglio del singolo operatore, che sia privato o pubblico».ù

Com’è cambiato il tuo lavoro negli ultimi anni, come siamo arrivati al fenomeno delle baby gang?
«Dalla metà degli anni Duemila il grosso problema lo si nota con le generazioni giovani dei vari flussi migratori: cominciarono gli albanesi, poi i rumeni. Non che non avessimo problemi prima, perché dai romani, ai milanesi e ai napoletani, questi quando arrivano in Riviera erano spesso molesti, avevano il coltello ma faceva parte del gioco. Ci stava. Il grosso problema si ha con le generazioni giovani, il problema è assolutamente etnico e nello specifico nei confronti dei nordafricani (magrebini soprattutto), perché, in base alla mia esperienza con gli albanesi e i romeni, in qualche modo li gestisci, sono in qualche modo più vicini al nostro modo di vedere il mondo.Questi non potevano poi citare il razzismo che è sempre in bocca del delinquentello di turno ormai. Il problema ultimamente è proprio questo. E poi ci mettiamo i sudamericani, logicamente non bianchi, ma questo è un problema più legato a Lombardia e Piemonte, li ci sono i macheteros. Vi è differenza però con i magrebini che si comportano come sciacalli codificati e organizzati e sfido chiunque a dire il contrario! L’organizzazione è quella dei predoni del deserto! Sono divisi e si riuniscono, si spargono a raggera, puntano l’ubriaco della notte, la ragazzina o il ragazzino con le belle scarpe! Come gli sciacalli! Che partano dal gioco dello Zanzare che è diventato moda grazie al cantante Baby Gang, ossia puntando a piccole rapine ai danni di ragazzini italiani visibilmente benestanti.

Il crollo reale della professione si ha col decreto Maroni del 2008 che, sebbene regolasse qualcosa che doveva essere regolamentata, ossia i tritaossa al posto dei professionisti, ha aggiunto una serie di costi insostenibili e di conseguenza limato ancora di più gli stipendi. Hai un tesserino prefettizio ma non hai nessun potere nel concreto. Se pensi che poi dobbiamo fare corsi ogni due anni, quando il porto d’armi lo si rinnova ogni cinque! Siamo poi arrivati alle gang di immigrati che oggi chiamiamo baby gang, o ancor meglio “generazione banlieu” ossia chi ha un po’ di cultura sa che sono venti o venticinque anni che la Francia ci ha insegnato che andavano gestiti a monte! E invece no! La giustizia sembra che si dimentichi dei tribunali minorili e il crimine divampa. Una cosa che ogni volta è evidente, anche nei confronti delle Forze dell’Ordine è la loro arroganza; sono convinti che tu non conti nulla, che non puoi fargli nulla! Pensano di poter fare quello che vogliono. Si sentono del tutto impuniti, ci urlano “tanto non mi puoi toccare!”».

Secondo te è un problema sociale?
«Io non lo vedo nelle gang il problema reale! E’ l’imbecillità della società! E’ la mamma che tira su il bambino dicendogli “la violenza fa sempre male”, non si educano i ragazzi a difendersi! Magari poi il bambino è 85 chili e si allena in palestra ma poi non ha quello scatto di cattiveria per reagire ai soprusi! Non hanno la forma mentis che avevamo noi! Per noi da adolescenti non sarebbe stato nemmeno immaginabile. Era naturale sapersi difendere».

Che differenza c’è, se c’è, tra queste baby gang e i ragazzi originariamente italiani secondo la tua esperienza?
«I maschi sono molto passivi. Il maschietto italiano, l’adolescente o poco più, è mediamente un bustone di gelatina. A parole sono dei supereroi ma nei fatti non hanno nessuna abitudine al confronto. La mia generazione aveva nel contatto fisico un aspetto educativo della crescita. I maschi litigano, era un passaggio. Poi ci metti la caserma, il servizio di leva, ovviamente fatto bene e non a spazzare il piazzale tutto il giorno, perché purtroppo succedeva anche quello e tuttora accade. La gratuità del vandalismo nei ragazzetti italiani è per noia. La baby gang magrebina ti dice “portiamo l’Africa e devastiamo tutto”, come a Peschiera».

Restiamo sul fenomeno baby gang. Leggo oggi, sulla cronaca locale, di gang addirittura composte da ragazzine.
«Da noi capita di meno, capita di più nelle grandi città, però gruppi di ragazzine moleste ci sono. C’è da dire che quando vedo queste ragazzine accodarsi a queste baby gang magrebine, mi viene da chiedermi: “ma chi diavolo sono i tuoi genitori?” Questo fenomeno è molto presente nelle grandi città, dove ormai non esiste più nulla, devi lavorare e basta e per tuo figlio, il massimo che puoi augurarti, che la sorte lo protegga e amen. Due anni di pandemia hanno poi peggiorato tutto. Infine, quando dobbiamo dividere le ragazze è qualcosa di molto difficile, ne esci sempre striato, si tirano i capelli, si graffiano, l’unica soluzione è prenderle di peso e separarle».

Visto che hai citato la figura del genitore, ti è mai capitato di aver a che fare coi genitori dei ragazzini che hai dovuto, in qualche maniera, fermare?
«Io ho gestito per un paio di decenni, fuori dai principali locali, la parte ingressi, filtri, flussi e i rapporti con le Forze dell’Ordine. Spessissimo i genitori sono il “cane pagante” della ragazzina o del ragazzino di sedici anni. Oppure, ancora peggio, becchi il ragazzetto minorenne con dose di droghe evidentemente non personali e la madre che arriva dal fronte mare in minigonna e naso ancora impanato di crema solare che si scaglia contro il maresciallo dei Carabinieri sbraitandogli contro frasi del tipo “lei non ha nulla di meglio da fare, che dar fastidio a mio figlio?”. Il cortocircuito è enorme ed evidente. In tutto è così: qualsiasi cosa succeda tu ti trovi di fronte a quello che pretende di avere diritti e nessun dovere e i figli son tutti angeli, anche se hanno appena spaccato la testa a bottigliate a qualcuno».

Quante sono le agenzie che si occupano di sicurezza sul territorio? Il loro giro di affari è cresciuto ultimamente e perché?
«Fino a pochissimi anni fa, a Riccione, le spiagge prendevano il custode nei fine settimana e alcune di loro da metà luglio a metà agosto. Oggi è di fatto obbligatorio avere la sicurezza per tutta la stagione. Dal nostro punto di vista c’è più richiesta ma meno professionalità. Un problema che tocca anche i settori dell’ordine pubblico».

Secondo la tua esperienza, quante volte sei-siete riusciti ad evitare che la situazione degenerasse e quante altre volte, invece, non ce l’avete fatta e si è dovuto passare alle maniere forti? C’è un episodio in particolare che ci puoi o vuoi raccontare?
«Io arrivo con un tono gentile e fermo e non lascio via d’uscita nella scelta. Gli italiani capiscono quasi sempre, trovandosi invece di fronte a queste baby gang, peggio ancora se in stato di alterazione, ti si mettono davanti a muso duro e provocano. Essendo sciacalli, come dicevo prima, si fanno forza solo del gruppo. Sono vigliacchi in gruppo. Quando però, alla loro arroganza, si risponde con decisione, allora piangono e frignano come bambini. Ripeto: sono comunque vigliacchi e fanno delle macro-entità etniche il loro punto di forza nei confronti degli italiani. Loro sono sempre carini ed educati nei confronti delle ragazze, ad esempio, poi le sbranano. L’africano, ad esempio, si comporta meno peggio, a meno che non si aggreghi a loro – questo me lo spiegava un collega anche lui africano – perché molti di loro sono venuti per lavorare, hanno regole civili diverse.  Alla fine, il 99% dei problemi per noi arriva dalle baby gang di magrebini. Baby gang mono etniche, organizzate, schematiche che possono passare dai gruppi di ragazzini scemi che fanno i Tik Tok, vestiti alla moda, perché evidentemente monetizzano dai social. Ti trovi che loro passano da zero a cento se vedono una qualsiasi occasione! Se vedono un pertugio loro ci si buttano immediatamente».

In Riviera Romagnola si è appena conclusa la Notte Rosa, iniziativa festante nata più di dieci anni fa (2008), che lega cromaticamente tutta la Riviera all’indice della festa, che ne pensi di questa iniziativa?
«Il problema della Notte Rosa è che nasce problematica e non è mai stata regolamentata e gestita a dovere. Doveva essere una festa che però non è una festa! E’ una festa, forse, per gli albergatori che, giustamente, alzano il prezzo per tenere lontana la pessima clientela, il problema è che la clientela bassissima arriva comunque e giunge in stazione con le bottiglie negli zaini, fa danni – se pensi che il primo anno, se non ricordo male, quantificarono in dieci milioni di euro i danni ai bagnini! Dal mio punto di vista ci si doveva fermare lì! Sono anni che le varie categorie e i consorzi principali, perlomeno a Riccione, non supportano più la Notte Rosa! Il cappello rosa, negli ultimi anni, lo trovi solo dal bangla di turno, non lo compri nei negozi! Quest’anno, a differenza dell’anno scorso, ci sono stati i rinforzi ma gli interventi si sono registrati a centinaia per ogni notte. Il questore nuovo sembra essere in gamba e operativo e evidentemente sa come muoversi ma nonostante questo c’è stato il delirio, soprattutto in alcune zone. La soluzione non può essere militarizzare l’intera Riviera ma piuttosto rivederla in toto o, ancora meglio, eliminarla di sana pianta. Certo che alzare l’asticella dell’evento, a livello qualitativo, potrebbe essere un’idea. E’ ovvio che se lo chiedi ai radical chic, questi ti piazzano il concerto all’alba del trapper di turno».

Tu che hai una figlia dell’età di questi ragazzi, cosa ne pensi di questo e, come genitore, cosa stai facendo?
«Augurandole il meglio possibile, mi rendo conto che il futuro sia orribile, perché abbiamo cortocircuitato del tutto a livello sociale. A mia figlia ho insegnato a difendersi e mantenersi in forma, a leggere, a tenere la distanza da chi non è come lei, perché chi non è come te non si comporta come te. Portandola in montagna spesso, dove può confrontarsi con Madre Natura non le interessa molto condividere la realtà dei suoi coetanei. Il Tik Tok e la Trap al momento non l’hanno sedotta. Lei e una sua cara amica, per farti capire, si allenano insieme e si scambiano i libri. Sono fiero di dirti che mia figlia si è divorata Il Signore degli Anelli in meno di una settimana. Alla fine il crollo della società tradizionale la si avverte soprattutto nei principi più semplici ma, al tempo stesso più importanti: educazione, rispetto, identità».

Valerio Savioli

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5 Commenti

  1. L’intervista in parte è giusta in parte no, poiché evidentemente colui che viene intervistato non ricorda certe situazioni di 40 anni fa, oppure era troppo giovane. Il rimedio a certe situazioni c’è eccome, ma la società sinistra che è stata voluta è stata codificata e realizzata per un preciso scopo.

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