Milano, 19 ott – «La curva salirà ma dobbiamo rimanere con i nervi saldi e lucidi perché ne usciremo vincitori». Il professor Alberto Zangrillo ritorna a parlare dopo un mese di assenza dal dibattito sull’epidemia di coronavirus. Lo ha fatto intervenendo a Non è l’Arena su La7, motivando il suo silenzio con la necessità di tutelarsi dopo l’aumento dei numeri del contagio: «Ho cercato di non sovraespormi», spiega. «Siamo davanti a un numero di contagiati molto elevato. Con i miei collaboratori cerchiamo di affrontare la situazione sempre nello stesso modo, analizzando i dati».

Dare tregua alle terapie intensive

Il prorettore dell’Università San Raffaele insiste su una nuova necessità: far respirare le terapie intensive senza «intasarle» di casi curabili altrove. «La terapia intensiva è un presidio fondamentale. Però va utilizzata il meno possibile», ha spiegato. «Auspico che ci sia qualcuno che faccia del suo meglio per farci arrivare meno gente possibile». A questo proposito Zangrillo ricorda l’importanza di sviluppare un sistema sanitario che preveda cure domiciliari per chi presenta sintomi lievi, per non affaticare i pronto soccorso: «Se il sistema sanitario globale è composto da una serie di entità che non danno tutte il massimo, i malati o coloro che temono di diventare malati si presentano tutti in pronto soccorso. E noi allora non ce lo facciamo. Nel mio ospedale, su 101 pazienti almeno il 50% potrebbero ricevere adeguate cure domiciliari», continua.

No al terrorismo per non affaticare il pronto soccorso

«Sì alla corretta informazione e no al sensazionalismo mediatico», insiste. Infatti, «solo il primo produce un flusso ordinato al pronto soccorso e una gestione ottimale dell’assistenza clinica. Dal sensazionalismo mediatico derivano angoscia, disorientamento, somatizzazione e abbandono dei pazienti». E a farne le spese sono le strutture ospedaliere chevengono puntualmente prese d’assalto.

Non è un bell’esercizio attaccare i colleghi

Per quanto riguarda le polemiche con gli altri scienziati, Zangrillo sostiene che «Non è un bell’esercizio attaccare i colleghi», intervenendo in risposta alle affermazioni di altri esperti del settore che con sempre maggiore frequenza «duellano» sui fronti opposti del dibattito sul Covid.  , questi ultimi – si veda il caso di Galli – autori degli attacchi più feroci e spregiudicati. «Io non ho mai affermato nulla contro qualcuno, non parlo nemmeno più e mi difendo con la mia azione quotidiana che non devo giustificare. Il mio è un semplice tentativo di enunciare concetti fondamentali che serviranno a vincere contro la manifestazione clinica di questa epidemia. A cominciare», puntualizza, «dal rispetto assoluto delle regole».

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteCrisanti rilancia: “Lockdown prima di Natale, sono stato troppo ottimista”
Articolo successivoLa Francia ci ha “rubato” il Monte Bianco? Ecco come stanno le cose
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. Bisogna assaltare gli ospedali e fare piazza pulita di tanti dottori ed infermieri che sono complici della dittatura rossa svegliaaaaa italiani svegliaaaaa

  2. Bisogna assaltare subito tutti gli ospedali ma per eliminare tutti quei dottori ed infermieri dannati che sono complici della dittatura comunista svegliaaaaa italiani svegliaaaaa.

Commenta