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Roma, 26 giu – In questo momento storico ormai scandito dal motto «spara a vista sul presunto razzista» il cantante Cesare Cremonini l’ha fatta proprio grossa. E’ andato alla trasmissione condotta da Cattelan E poi c’è Cattelan, in onda su Sky, e ha osato pronunciare una battuta scherzosa sul rapporto con la propria collaboratrice domestica dell’Europa dell’est. «Ho pensato alla mia donna delle pulizie che si chiama Emilia – ha confidato al presentatore tortonese – Non è vero non si chiama Emilia. Lei è moldava e io ho preteso, in onore della mia terra, di chiamarla Emilia. Io voglio chiamare anche mia figlia Emilia. Ognuno dovrebbe chiamare le persone come crede, soprattutto le persone che entrano in casa tua. Sono pagate e quindi si può far cambiare il loro nome».

Ora, una persona che non soffrisse di particolari carenze cognitive riuscirebbe a capire che l’intento della frase «Sono pagate e quindi si può far cambiare il loro nome» era iperbolico e sarcastico, una battutaccia sagace buttata lì per farsi due risate con un Cattelan parimenti divertito; una boutade che sicuramente non aveva intenzione di esaltare né razzismo, né classismo. Un concetto che, evidentemente, è di difficile assimilazione per le menti offuscate dall’isterismo paranoide progressista; lo stesso isterismo che in men che non si dica ha sollevato un’ondata di indignazione social contro il Cremonini razzista, classista, sessista (ma perché?). Ondata che non ha mancato di travolgere il Cattelan, complice – a detta dei Torquemada del marxismo culturale – di «avere riso» e di non essersi precipitato a bacchettare l’ex cantante dei Luna Pop.

A spegnere le fiamme della polemica ci ha però pensato lo stesso Cremonini, che non ha fatto mea culpa (bravo) come di solito è la vile prassi, ma ha postato proprio un video della colf – che ha evidentemente più senso dell’umorismo dei gendarmi dell’antirazzismo – mentre, sorridente, ringrazia il cantante per le parole dette durante la trasmissione su Sky: «Ma che cattiveria, io sono stata fiera… ma io ti voglio un bene…», spiega la donna. «Ti volevo ringraziare, perché il 15 giugno, quando è stato il mio compleanno, sono venuta qua e non volevo parlare. Tu mi hai preso un braccio e mi hai detto: “Vieni qua, dimmi cosa è successo. Non ti preoccupare, io ti do una mano”». Baci, abbracci, lo xenofobo Cremonini la prende e la fa ballare. «Non vi preoccupate, noi ci amiamo», ha concluso la donna.

Alla fine il cantante le chiede quale sia il suo vero nome. E lei risponde: «Emilia Rumena, non Emilia Romagna». Risate, e si danno «il cinque». Mamma mia quanto odio razziale, quanto classismo. Brava Emilia (o come realmente si chiama) per aver mostrato alle beghine dell’antirazzismo come si sta al mondo, e bravo Cremonini che non ha «chiesto scusa» e ha risposto alle critiche con l’arma più letale per la Stasi del politicamente corretto: due risate.  

Cristina Gauri

1 commento

  1. Purtroppo l’equazione è pensiero unico=pensiero limitato in contrapposizione a pensiero libero=pensiero illimitato con le chiare conseguenze di una grave carenza a livello intellettivo non in grado di vedere oltre il dito…

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