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Bergamo, 22 apr — Tra il 2020 e il 2021 decine di migliaia di bergamaschi si sono visti rimandare o annullare ogni sorta di esame e controllo sanitario, soprattutto i fondamentali screening oncologici: per la precisione, nelle prime settimane del 2021, il calo degli esami per la prevenzione o il controllo dei tumori è calato del 29,59%. In media, quindi, un bergamasco su 3 ha dovuto rinunciare a esami di importanza vitale.



Una tragedia silenziosa

Sono queste le drammatiche cifre dell’«emergenza sanitaria silenziosa», quella che non trova posto sulle prime pagine dei giornali perché non riguarda il Covid e i suoi morti. Ma morti ce ne saranno — a migliaia in tutta Italia — e a provocarli sarà proprio la cannibalizzazione dell’emergenza coronavirus nei confronti delle strutture ospedaliere. Per tutte queste vittime non esiste emergenza, non esiste terrorismo mediatico, non esiste pietà. Le prestazioni, gli esami e gli screening oncologici vengono rallentati, (si parla di 1 milione e 400mila in tutta la Penisola) messi da parte, ostacolati. I reparti chiusi o convertiti in reparti Covid, le code aumentano a livello esponenziale senza possibilità di smaltimento. Le procedure di sicurezza rallentano ulteriormente la trafila.

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Crollo degli screening oncologici a Bergamo

I dati diffusi dal Corriere si riferiscono all’attività diagnostica relativa agli screening oncologici effettuata dalle tre Asst bergamasche (Papa Giovanni, Est e Ovest) nel 2019, nel 2020 e nel 2021. Sono numeri da tragedia. Il Papa Giovanni XXIII di Bergamo nel 2020 registra il 53,31% in meno di mammografie rispetto al 2019: 13.796 contro 6.441. Ancora peggio se si raffronta il periodo di ogni anno tra gennaio e l’8 marzo: 6.768 mammografie nel 2019, scese a 4.732 nel 2020 e a 1.652 nel primo periodo del 2021. Parliamo del 75,6% in meno nel confronto 2021-2019. Tre donne su 4. Lo stesso vale per i dati raccolti presso le Asst di Seriate e Treviglio: -52,9% e -22,5% nel confronto 2019-2021 per le mammografie. Stessa drammatica situazione per le colonscopie, 481 nel 2019 e 158 nel 2020, 121 nei primi mesi del 2019, solo 2 nel periodo gennaio-marzo 2021.

«Questi numeri — è il commento del consigliere regionale Violi — indicano una situazione gravissima. Il ritardo nell’accesso agli screening significa ridurre considerevolmente le probabilità di prevenire i tumori. Il rischio è dover assistere nei prossimi anni, anche dopo la fine della pandemia, a un aumento della mortalità legata a questo. La Regione ha dimenticato queste malattie e questi malati. Rischiamo nei prossimi anni di pagare un prezzo altissimo sia in termini di vite umane che di aumento dei costi sanitari».

Cristina Gauri

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