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Bergamo, 31 mar – Il coronavirus si è abbattuto come una piaga veterotestamentaria sulla città che amministra; l’economia di una delle province traino più floride del Nord sta per essere polverizzata, ci sono così tanti morti che colonne di mezzi militari li portano a cremare in altre città ogni due-tre giorni. L’eccellenza della sanità bergamasca è in ginocchio, abbiamo il 60% dei medici di base testati risultati positivi al Covid-19; negli ospedali manca tutto, per risollevare la situazione c’è voluto l’intervento degli alpini e dei tifosi dell’Atalanta che hanno tirato su dal nulla l’ospedale da campo. più grande d’Europa. La generazione dei nonni è stata spazzata via dall’anagrafe dei vivi. Dobbiamo continuare?

Insomma, ne avrebbe di criticità da risolvere il primo cittadino orobico Giorgio Gori; eppure in questo momento c’è una problematica che, sopra tutte, non lo fa stare tranquillo: se i braccianti agricoli di origine straniera non rientreranno in Italia a epidemia finita, chi ci raccoglierà i pomodori? Così infatti scrive oggi su Twitter: “Nell’agricoltura italiana lavorano 400 mila lavoratori stranieri regolari, il 36% del totale, la maggior parte dei quali rumeni. Quest’anno non arriveranno. Chi raccoglierà gli ortaggi e la frutta? Servono almeno 200 mila lavoratori extracomunitari. Serve subito un decreto flussi“.

Ormai è il mantra governativo del momento: approfittando della distrazione data dall’emergenza in atto ci stanno provando un po’ tutti, a partire dal ministro dell’Agricoltura Bellanova, a spingere nelle terga degli italiani il cavallo di Troia immigrazionista rubricandolo sotto la dicitura “quelle bisceglie non si raccoglieranno certo da sole, no?”.

E certo, perché non è contemplato assumere italiani a paghe oneste, o impiegare la forza-lavoro che rimane parcheggiata sui divani a percepire il reddito di cittadinanza: gli italiani sono dei pelandroni, non come i bravi rumeni o subsahariani che si accontentano di lavorare per 8 euro al giorno e fanno volare i profitti delle filiere. Si invochi a gran voce, quindi, un’infornata di 200mila immigrati, in un momento storico in cui la priorità dovrebbe riguardare l’occupazione degli italiani.

Insomma, il pensiero di non avere in tavola le primizie del Sud non fa dormire a Gori sonni tranquilli; un po’ come quando lo attanagliava la preoccupazione per l’economia dei ristoranti cinesi orobici, danneggiata da tutte quelle assurde dicerie su quel lontano virus da Wuhan. E’ fortunato il sindaco Gori, ad amministrare una città di gente poco abituata a lamentarsi e tanto avvezza al sollevarsi le maniche per risolvere le situazioni critiche. Una virtù di cui è consigliabile non approfittarsi troppo.

Cristina Gauri 

4 Commenti

  1. Un’altra miserabile testa di cazzo a cui augurare i peggiori mali estesi alla famiglia. Che vi colpisca il virus e rimaniate seriamente danneggiati tanto da servirvi di badanti regolarmente segnati che vi fanno creste su spese e vi trattano come stracci da scarpe.

  2. Questa è la razza di geni che criticavano la teoria-pratica della immunità di gregge (senza saperne nulla e per puro manicheismo), non conoscevano un bel niente dei ns. gravi problemi sanitari interni, e adesso piangono o ne approfittano alla “Renzi” per cercare di fare bella (sic) figura!! Poveri loro…

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