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Roma, 23 dic – Altro che caso chiuso o addirittura inesistente come vorrebbe qualche strillone di sinistra. Di Bibbiano si deve ancora, doverosamente, parlare. E non si tratta di “propaganda”, bensì di una pagina buia della recente storia italiana che ancora deve essere in larga parte scritta. Sì perché quanto emerge dall’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari Luca Ramponi e datata 20 dicembre, è sempre più agghiacciante. Secondo il magistrato, Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali della Val d’Enza, e l’assistente sociale Francesco Monopoli, erano infatti “convinti dell’esistenza di una setta di pedofili, collegata a quella dei ‘Diavoli’ della Bassa modenese, da cui andavano protetti i minori reggiani, anche mediante la commissione di falsi, depistaggi e frodi processuali”. Il nuovo documento dei giudici, vieta ai due indagati dell’inchiesta ‘Angeli e demoni’ di esercitare la professione per un anno.

“Programma unitario criminale”

Ma non è tutto, come riportato da Il Resto del Carlino, nell’ordinanza del gip si legge che gli approfondimenti investigativi seguiti al 27 giugno “confermano e rafforzano i gravi indizi di colpevolezza” e che “esiste un programma unitario criminale, volto a sostenere abusi sessuali (subiti dai bambini, ndr) inesistenti”. Vi sarebbero inoltre “numerose conferme probatorie sulle ipotesi di abuso d’ufficio e falsificazione delle relazioni”. Il giudice Ramponi specifica inoltre che i due indagati “con la convinzione della setta dei pedofili condizionavano anche l’operato dei periti e dei consulenti tecnici d’ufficio dei tribunali, a cui veniva riferito di non parlare con nessuno perché la setta era composta da magistrati e forze dell’ordine”.

Violazioni durante i domiciliari

La responsabile dei servizi sociali Federica Anghinolfi, stando a quanto scritto dal gip, spiccava inoltre per “totale assenza di autocontrollo e di equilibrio, al punto di aver illegittimamente ordinato a un agente della polizia municipale di arrestare un uomo che, in maniera assolutamente alterata, stava solo chiedendo notizie sull’affidamento dei figli”. Un ordine tra l’altro impartito “con toni quasi militari, urlando ripetutamente di procedere all’arresto perché quell’uomo aveva leso il suo ruolo di assistente sociale”. Come se non bastasse, la Anghinolfi sarebbe anche responsabile di “ripetute violazioni, durante i domiciliari, del divieto di comunicare con terzi”.

Alessandro Della Guglia

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