Roma, 11 lug — Eccolo qui, svelato in tutto il suo splendore sovietico, il sogno di Laura Boldrini: una scuola impostata sul modello dei campi di rieducazione, dove si strappano le Barbie dalle mani delle bambine per riprogrammare i loro cervelli in quelli di piccole femministe in erba. Lo ha dichiarato, con tutto il sussiego di cui solo lei può esser capace, a margine del festival letterario Il Libro possibile. 

Boldrini vuole togliere la Barbie alle bambine

La pasionaria del femminismo ai rigatoni ha esordito ieratica bacchettando alcuni giovani perché rei di essere mentalmente «più “vecchi” dei loro nonni», basandosi sull’assunto, forgiato da lei stessa, che il femminismo sia indicatore di freschezza e apertura intellettuale, coraggio e modernità. «Conosco donne femministe che hanno 80 anni molto più aperte e coraggiose di tante ragazze che ne hanno 18», solo perché alcune 18enni, — ormai rare come panda cinesi — per una miracolosa, fortuita combinazione di eventi non si sono ancora fatte lavare il cervello da indottrinamenti vari e sono riuscite ad evitare — fino ad ora — il pungolo ideologico della Boldrini.

Sognare in grande

Un’evenienza terribile, questa, per l’ex presidente dalla Camera, che suggerisce di risolvere il problema alla radice, nei primi anni dell’infanzia. «Io penso che sia la cultura a dovere cambiare. Bisogna iniziare nelle scuole, con l’educazione a non dividere i compiti», incalza, «a non dare alle bambine le pentoline e le Barbie ma a farle sognare in grande». Lasciate che le bambine vengano a lei. Fino all’altro ieri si predicava di lasciare scegliere ai bimbi i giocattoli preferiti, evitando di imporli sulla base del genere, ora si è arrivati al livello successivo: vietare le bambole alle bambine, anche se queste le richiedono specificamente. Perché se tu, bimba, scegli autonomamente di volerti baloccare con una Barbie, arriva la Boldrini a dirti che «pensi in piccolo». Qualsiasi attività ludica che simuli l’attività materna è uno spreco di tempo, una diminuzione della figura di «donna nuova» che campeggia nell’encefalo della ex «presidenta». Le pentoline? Ma quelle sono attività da pezzenti, vanno lasciate alle sguattere, come la colf moldava a cui la Boldrini non voleva pagare la liquidazione.

Chi chiude gli orizzonti?

Esempi di pensiero «in grande», invece, potrebbero essere rappresentati dalle «astronavi oppure il meccano». Perché allora non il camion della monnezza? O una bella piccozza da minatore ottocentesco? Macché, macché, le bimbe italiane devono diventare tutte Astrosamanta, per dare figli alla patria esistono gli immigrati. Occorre «smetterla con queste distinzioni e smetterla di chiudere gli orizzonti alle nostre figlie», conclude. Senza rendersi conto, o forse sì, che la prima a voler chiudere gli orizzonti alle bambine è proprio lei. Una sola domanda rimane da porsi: la Barbie trans forgiata su modello dell’attore Laverne Cox è dispensata dal veto della Boldrini?

Cristina Gauri

 

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4 Commenti

  1. Il fenomeno è ben conosciuto. Il giovane propriamente maturo (da “loro” definito già vecchio), infastidisce molto perché non è più manipolabile e pone nettamente in mostra l’ altrui essere infante a vita!
    (Comunque la Boldrini, da un sovietico kolkoz, sarebbe uscita con più fantasia e meno degenerata).

  2. I figli di chi sono L. Boldrini ?!?! Tuoi, o di chi altro al par tuo? Ci credo che passa l’ aborto, il preservativo, o il “getto” verso il nulla… Fatevi i c. vostri, indegni politici, sociali, comunitari e violenti-arroganti della madonna!

  3. Con che Cxxxxx giocava la Sboldra ???? Con un CAZZONE NERO ???

    Poverina , in fondo è COLPA dei suoi IGNORANTI genitori COMUNISTI ……

    le avessero comprato la Barbie !!!!!

  4. Catto-comunisti… degenerazione tipicamente locale! In un Urss le bambole (“Pupsik-Kukla), c’ erano, eccome.

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