Milani, 2 mar — Con il conflitto bellico Russia-Ucraina lo spetto della guerra nucleare si fa strada tra le paure di molti italiani, che iniziano a non sentirsi più tanto tranquilli nelle proprie abitazioni: ed è subito boom di richieste per bunker anti-atomici. Lo fa sapere a Repubblica Giulio Cavicchioli, della ditta Minus Energie di Mantova.

Boom di richieste per bunker anti-atomici

«Non ho mai ricevuto così tante richieste. Ne ho ricevute di più negli ultimi cinque giorni che in 22 anni di lavoro», racconta. Le ventilate minacce di Putin riguardo un eventuale ricorso al nucleare hanno spinto numerosissimi potenziali acquirenti a rivolgersi alle ditte fornitrici di questo servizio. E, contrariamente a quanto si possa pensare, non si tratta solo di personaggi particolarmente facoltosi: tra i clienti figurano anche piccoli imprenditori, commercianti, informatori sanitari che chiedono di poter costruire un bunker vicino o sotto casa. Il prima possibile. Ma ahi loro, «per farlo servono dei mesi», spiega. Bisogna smuovere la lenta macchina della burocrazia, tra autorizzazioni e lungaggini.

Sicurezza psicologica

«I bunker anti-atomici danno sicurezza psicologica», prosegue spiega Cavicchioli. «I timori sono i disastri di natura chimica, quindi incidenti nucleari o pandemie. I clienti non sono persone molto facoltose, la gente ricca non ha queste paure e spesso dispone di jet o elicotteri che per loro costituiscono già una valida via di fuga». I costi? Per un piccolo bunker si arriva a pagare «30mila euro, con costi che vanno dai 1.200 euro ai 2mila euro a metro quadro» con dimensioni che variano dai 30-40mq fino agli 80-100mq. I più richiesti sono quelli sotterranei, da realizzare come cantine perché i piani regolatori dello Stivale non prevedono la possibilità di costruirsi dei bunker anti-atomici.

Basta varcare il confine con la Svizzera, invece, per trovarsi in una realtà diametralmente opposta: lì una legge degli anni ’60 obbliga i cittadini a dotarsi di un bunker sotterraneo per ogni costruzione e se in qualche comune scarseggiano i rifugi, è lo Stato a fornire punti di raccolta pubblici per la protezione degli abitanti.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. La presentazione dell’autrice del commento fa riferimento a ben precisi orientamenti politici e poi si dichiara apolitico: falso

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