Milano, 2 mar — Alla fine la Bicocca ha fatto marcia indietro, rimangiandosi il rigurgito di opportunismo e pavidità politicamente corretta in salsa anti-Putin: il corso su Dostoevskij di Paolo Nori si terrà. Troppo clamore, troppe polemiche nell’arco di una mattinata. Troppi personaggi pubblici schierati contro la decisione di applicare la cancel culture sullo scrittore russo. Per stavolta vince la cultura.

La Bicocca fa marcia indietro su Dostoevskij: “Malinteso”

Il dietrofront è stato annunciato poco fa all’Ansa dalla rettrice della Bicocca Giovanna Iannantuoni: «Nessuna censura, il corso si terrà come previsto. Ho invitato Nori per un caffè in rettorato e lui ha accettato. C’è stato un malinteso in un momento di grande tensione. Dall’idea di questa università non c’è niente di più lontano della censura». Poi la nota ufficiale: «Il nostro ateneo è aperto al dialogo e all’ascolto anche in questo periodo molto difficile che ci vede sgomenti di fronte all’escalation del conflitto». Il corso si terrà negli orari stabiliti in precedenza e tratterà «i contenuti già concordati con lo scrittore. Inoltre, la rettrice incontrerà Paolo Nori la prossima settimana per un momento di riflessione».

L’antefatto

Tutto è iniziato ieri, quando il professor Paolo Nori, docente di traduzione editoriale della saggistica russa al Dipartimento di studi umanistici Iulm, si è visto cancellare dall’Università Milano Bicocca un mini-corso in quattro lezioni, gratuite e aperte a tutti, su Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Nori aveva denunciato il fatto in una diretta Instagram: «Sono arrivato a casa e ho aperto il pc e ho visto una mail che arrivava dalla Bicocca. Diceva “Caro professore, stamattina il prorettore alla didattica mi ha comunicato la decisione presa con la rettrice dì rimandare il percorso su Dostoevskij. Lo scopo è quello dì evitare ogni forma dì polemica soprattutto interna in quanto momento dì forte tensione”».

Il professore non riusciva a trattenere il proprio disappunto: «Io trovo che quello che sta succedendo in Ucraina sia una cosa orribile e mi viene da piangere solo a pensarci. Ma quello che sta succedendo in Italia oggi, queste cose qua, sono cose ridicole: censurare un corso è ridicolo». Soprattutto un corso su Dostoevskij, un morto, «che quando era vivo nel 1849 è stato condannato a morte perché aveva letto una cosa proibita».

Anche Lilin si era espresso

Anche Nicolai Lilin, autore di Educazione Siberiana, ha espresso il proprio parere sulla vicenda. «Ecco dove ci porta la becera propaganda dell’odio», ha scritto su Facebook. «Probabilmente i funzionari dell’ateneo considerano Fyodor Michailovich Dostoevskij uno pericoloso sostenitore di Putin. Temo che anche io, dato che ho un passato nell’esercito russo ben più grave delle esperienze che fece Fyodor Michailovic, un passato che ho pure raccontato in diversi romanzi che ho scritto — conclude Lilin — dovrò presto aspettare varie “scomuniche” e processi inquisitori da parte dei benpensanti».
Cristina Gauri

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