Roma, 27 apr – Nel dibattito pubblico, si fa sempre più fatica a discutere del conflitto russo-ucraino sine ira et studio. Se accendiamo la televisione, infatti, tutti gli opinionisti sono ferocemente schierati contro la Russia, sostengono l’invio di armi a Kiev e invocano sanzioni sempre più dure contro Mosca. In questo modo, siamo riusciti a trasformare un moderato come Alessandro Orsini in una specie di Satana putiniano. Una voce fuori del coro è, invece, Francesco Borgonovo, che si è sempre professato contrario alla russofobia dilagante e non cessa di mettere in guardia gli italiani dalle sanzioni economiche che, numeri alla mano, farebbero sprofondare nel baratro la nostra disgraziata nazione.

Borgonovo contro le sanzioni

Tutti questi concetti sono stati ribaditi ieri sera da Borgonovo, che ha puntato il dito contro i talebani delle sanzioni. Durante la puntata di Cartabianca, in onda su Rai3, il vicedirettore della Verità ha spiegato: «Da noi in Italia non esiste discussione, ma solo demonizzazione di chi parla fuori dal coro: Stefano Feltri, il direttore di Domani, ci ha fatto sapere di essere stato ospitato dalla televisione russa, in questo caso da Russia Today, che da noi è censurata». Se da noi l’informazione fosse più coscienziosa, prosegue Borgonovo, sapremmo che «le sanzioni contro la Russia danneggiano in primo luogo l’Italia, la Germania, l’Austria e l’Ungheria, Paesi che dipendono fortemente dal gas russo». E infatti, precisa Borgonovo, «questi tre Paesi sono contrari all’embargo su petrolio e gas, e i loro cittadini lo sanno il perché». Discorso diverso, invece, per «nazioni russofobe come la Polonia e i Baltici, che possono contare sulle forniture della Norvegia».

Insomma, spiega Borgonovo, «l’Italia non può fare a meno del gas russo, eppure noi continuiamo a comportarci come la Polonia e i Paesi baltici, perché non siamo informati». La Francia e gli Stati Uniti, puntualizza il vicedirettore della Verità, «l’embargo possono permetterselo, dato che hanno l’indipendenza energetica, ma noi che non l’abbiamo finiremmo solo per prendercela in saccoccia».

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Vittoria Fiore

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