Roma, 9 mag – Alla fine hanno vinto il quartiere e la sua rabbia. Le proteste di Casal Bruciato, nate in seguito all’ingiusta assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia di 14 nomadi bosniaci, alla fine hanno sortito il loro effetto. Non sulle istituzioni, ma sul nucleo famigliare rom, che ha gettato la spugna. Dopo due giorni di tensione, scontri tra fazioni opposte – da una parte CasaPound Italia che guidava la protesta dei residenti di Casal Bruciato, dall’altro i centri sociali a coccolare i nomadi e minacciare i residenti del quartiere, con la Raggi e il M5S a prendersi gioco dei cittadini – la svolta.

Barricati

Secondo quanto riportato dal Giornale i bosniaci avrebbero deciso di lasciare l’immobile. Da tre giorni, infatti, i rom sono intrappolati nell’appartamento che all’esterno è presidiato in modo permanente dalle forze dell’ordine. A dare annuncio del trasloco il figlio di 20 anni, Clinton Omerovic che ha dichiarato: “Non diciamo niente, ma qui non possiamo vivere – spiega – andremo via. Stiamo solo decidendo come”. Il capofamiglia raccontava ieri sera al Messaggero il difficile trasferimento in un quartiere che non ne vuole proprio sapere della loro presenza: “Oggi i bimbi non sono andati a scuola perché hanno paura di uscire. Alcuni li abbiamo portati da una mia cugina”, spiega il capofamiglia. “Ci sentiamo malissimo, abbiamo moltissima paura. Come facciamo a scendere in mezzo alla strada? Ora dobbiamo valutare”. E pensare, dice “che abbiamo saputo dell’assegnazione di questa casa il giorno d’inizio del Ramadan, pensavamo proprio ad un regalo dal cielo”. A nulla è servito l’appoggio del sindaco Virginia Raggi che ieri in visita aveva ribadito la legittimità dell’assegnazione e la sua volontà a non compiere passi indietro.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. ….pure mussulmani….potrebbero scegliere un casa vuota ai parioli o altra zona frequentata da giornalisti/politici/ sindaco “antisti”..…sicuramenre, ma no, come no, li accoglieranno a braccia e pugni chiusi…provare per credere…

  2. Bene! L’italiano per troppo tempo è stato completamente rimbecillito dal Sistema che ha annichilito la sua capacità di reagire. La reazione è stata sempre e ingiustamente condannata! BASTA! Riprendiamoci l’Italia, riprendiamoci ciò che ci spetta di diritto. Abbiamo fatto abbastanza per gli altri. Buoni si, fessi NO. Prima gli italiani, poi il resto del mondo.

  3. Io aspetterei che lascino l’alloggio che comunque (con un bando discriminatorio) hanno ottenuto legalmente anche se non possono abitarci tutti legalmente per i metri quadri insufficienti….
    il trasloco senza automobile sequestrata sarà lungo ma la presenza di militari prima o poi li farà andar via per intralcio all’attività di venditori di oggetti usati che è la loro attività dichiarata, non sto facendo una battutina ironica hanno davvero aperto un’attività di vendita antiquariato e oggetti usati.

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