Roma, 26 nov – Il cardinale Giovanni Angelo Becciu è attualmente indagato per associazione a delinquere da parte del tribunale Vaticano, tra le prove fornite al tribunale dello stato pontificio ci sono alcune importanti conversazioni avvenute con i familiari. Il processo in Vaticano, iniziato a luglio del 2021, ha portato all’estromissione di Becciu dal suo incarico come “capo del dicastero responsabile dei processi di beatificazione e canonizzazione” nel settembre 2020. Nonostante l’inchiesta in corso, il Pontefice aveva autorizzato Giovanni Becciu a partecipare nella cerimonia del Concistoro proprio lo scorso agosto. Secondo alcune indagini svolte dalla Guardia di Finanza, insieme al Procuratore del tribunale Vaticano, Alessandro Diddi, sarebbero presenti all’interno delle sue chat alcuni messaggi che il cardinale indagato avrebbe scambiato con la propria famiglia in merito alla diatriba legale che lo vedrebbe coinvolto. Nelle conversazioni si leggono frasi che dimostrano ostilità nei confronti di Papa Francesco, da parte dei familiari.

Il messaggio di Becciu: “Papa Francesco mi vuole morto”

Tra le altre fonti dell’indagine emerge una telefonata registrata dal Cardinale insieme ad una parente, Luisa Zambrano, in cui si sente la voce anche di un quarto uomo non ancora identificabile, stando a quanto attesta la pubblicazione della conversazione da parte di Adnkronos: la chiamata sarebbe stata effettuata dall’indagato, poco dopo l’intervento subito dal pontefice a luglio del 2021. Due giorni prima della chiamata effettuata dal cardinale, Giovanna Pani, anch’essa parente di Becciu, inviò a lui un messaggio: ”Vedrai che la verità trionferà”. Risposta del cardinale: “Per ora sono loro a trionfare e a trafiggerci!”. Sembra infatti che l’indagato temesse addirittura per la sua incolumità. In un messaggio precedente, inviato sempre alla Pani, scrisse, riferendosi al Papa: “Non pensavo arrivasse a questo punto: vuole la mia morte”.

La conversazioni con un gruppo di familiari

In una conversazione messaggistica avvenuta con un gruppo di familiari, il 13 luglio scorso si legge un messaggio del cardinale: “Buongiorno, un bel programma per oggi”. Ma un utente risponde con “Un colpo in testa al Papa”. Becciu replica: “Non ci riesco”. E lo stesso utente afferma: “Ci pensiamo noi”. Un terzo partecipante si aggiungerà alla conversazione asserendo: “Dio ha il controllo di tutto, non c’è nulla da temere, basta credere, fidarsi e rigranziarLo sempre”. Per ora l’intervento della Guardia di Finanza, ha fornito svariate prove al Tribunale Vaticano, che verranno esaminate al fine di condurre il processo in modo limpido e di stabilire le decisioni finali della corte sul caso del cardinale Becciu.

Gabriele Caramelli

 

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