al nusraRoma, 16 gen – Una terra di nessuno, una zona franca attraversato da attori che nell’ambiguità hanno il loro elemento. Questa è la Siria “liberata” dalla legge di Assad, la Siria dove non esiste più uno Stato e dove Vanessa e Greta sono state prigioniere per tutto questo tempo. Distinguere le organizzazioni “moderate” dalle “radicali” qui è quasi impossibile e addirittura non sembra esserci un confine vero e proprio fra bande di predoni, guerriglieri, jihadisti o mercenari.

Capirci qualcosa, districarsi tra le sigle, capire chi fa il gioco di chi, scartare i millantatori da chi fa sul serio è un’impresa pazzesca. Lo stesso ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, nell’informativa in aula alla Camera, ha spiegato che intorno al sequestro di Greta e Vanessa c’è stata “un’ampia serie di personaggi che hanno a più riprese tentato di accreditarsi come mediatori, la cui attività di intossicazione configura un vero e proprio depistaggio”.

Chi è stato, quindi, a rapire Greta e Vanessa?

“Banditi verniciati da islamisti”, hanno detto fonti dei servizi italiani. Comuni predoni, quindi. Ma non solo. A dare supporto logistico a questa banda sarebbero stati i ribelli anti-Assad del Syrian Free Army, l’esercito libero siriano. Sì, i “moderati”, l’opposizione “democratica”. Che, del resto, è da sempre un mezzo bluff, durato propagandisticamente giusto i primi tempi dell’offensiva mediatica contro Assad, per far vedere che esisteva sul terreno un interlocutore democratico su cui puntare per una “rivoluzione colorata”.

L’emergere di altri attori, militarmente e finanziariamente più potenti, ha ben presto svelato il trucco. Ora, il sequestro di due occidentali, anche nella Siria in guerra, non è uno scherzo. Serve una struttura che gestisca la cosa in modo serio, sia sul terreno, sia nei rapporti con le intelligence occidentali, sia mediaticamente. Ed è qui che entra in gioco al-Nusra. Jabhat al-Nusra, “il fronte di sostegno per il popolo siriano”, di filiazione qaedista e concorrente dell’Isis, è cresciuto esponenzialmente grazie alle vittorie sul campo ma anche a una incredibile disponibilità di armi e fondi.

La sua fonte principale di finanziamento, oltre alle generose donazioni che arrivano dall’estero, è quello che arriva dai riscatti: il New York Times ha stimato che al Qaeda e i gruppi affiliati abbiano incassato oltre 125 milioni di dollari negli ultimi 5 anni, la massima parte versati “dagli europei”. L’ultima stima dei think tank Usa è che il Fronte possa contare su oltre 6.000 combattenti ben addestrati, dislocati soprattutto nella regione di Idlib.

È proprio questa organizzazione che, attraverso un suo esponente qualificatosi all’agenzia di stampa tedesca Dpa come Abu Fadel, ha sostenuto di essere lei a “tenere prigioniere le ragazze” quale ritorsione per l’impegno del nostro Paese negli “attacchi in Siria proprio contro Al Nusra”. Circostanza accreditata a Londra anche da Rami Abdel Rahman, portavoce dell’Osservatorio Siriano per i diritti umani, un gruppo vicino all’opposizione: “Ho ricevuto informazioni a conferma che Al Nusra detiene le due donne italiane rapite alla periferia occidentale di Aleppo”. Di sicuro, oltre a fornire aiuto logistico e politico, al-Nusra ha anche necessità di mostrare i muscoli nell’ambito della sua guerra (militare e mediatica) contro l’Isis. Il che comporta anche una dose di millanteria, senza dubbio. Ma, in un modo o nell’altro, che l’organizzazione sia implicata nel sequestro sembra fuor di dubbio.

È proprio Al Nusra che fa pubblicare il video delle due ragazze, contro la volontà dei servizi italiani. E poi, più tardi, è questa organizzazione che fa avere ai nostri servizi un altro video, stavolta non reso pubblico, come prova definitiva della permanenza in vita delle due ragazze. Da qui lo scambio, che da parte italiana ha previsto presumibilmente un ingente riscatto in denaro. Un bottino che ora verrà spartito fra i diversi attori di questo sequestro “collettivo” e secondo i rapporti di forza sul terreno. I termini esatti dell’operazione non li sapremo mai. Ma di certo non abbiamo finanziato dei galantuomini.

Giuliano Lebelli

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