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Roma, 25 mag – Rocco Morabito, boss della ‘ndrangheta, è stato arrestato ieri in Brasile. La cattura è stata possibile grazie a un’operazione congiunta di carabinieri del Ros e del Servizio di cooperazione internazionale di polizia, con la collaborazione di Dea, Fbi e dipartimento di giustizia Usa. Così è stato acciuffato uno dei capi della criminalità organizzata calabrese, inserito dal Viminale nella lista dei 10 latitanti più pericolosi.

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Chi è Rocco Morabito

Morabito era ricercato dal 1994, ben 27 anni. Arrestato nel settembre 2017 in Uruguay in un hotel di lusso, riuscì rocambolescamente a fuggire due anni dopo insieme ad altri tre detenuti dalla terrazza del carcere “Central” di Montevideo,  mentre era in attesa di essere estradato in Italia. Durante il dibattimento in tribunale, aveva cercato in ogni modo di evitare l’estradizione, arrivando a insultare pesantemente il giudice per far sospendere il processo. Dopo la fuga dal carcere le autorità uruguyane diramarono un allarme nazionale, indicando un numero di telefono da contattare per fornire eventuali informazioni utili alla cattura degli evasi. Ma nulla da fare, Morabito fece perdere le sue tracce.

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“È sconcertante e grave che un criminale come Rocco Morabito, boss della ‘ndrangheta, sia riuscito a fuggire da una galera dell’Uruguay mentre era in attesa di essere estradato in Italia”, dichiarò l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. “Mi prendo due impegni. Primo: fare piena luce sulle modalità dell’evasione, chiedendo spiegazioni immediate al governo di Montevideo. Secondo: continueremo a dare la caccia a Morabito, ovunque sia, per sbatterlo in galera come merita”, disse Salvini.

Dal lusso di Africo alla latitanza in Sud America

Morabito in Calabria era conosciuto con un insolito soprannome: “U Tamunga”. Riferimento al Dkw Munga – un fuoristrada militare tedesco – con cui si spostava nella Locride. Figlio di Domenico Morabito e parente di un altro boss della ‘ndrangheta, Peppe Tiradritto Morabito, il Tamunga riuscì a costruire in Italia un piccolo impero criminale fondato sul traffico di droga: in particolare cocaina. Gestiva il traffico da una villetta a schiera in provincia di Pavia. Ne aveva un’altra, di villa, ad Africo (Reggio Calabria) con tanto di bunker costruito nel sottoscala e un’enorme vasca idromassaggio in una stanza di marmi rosati. Era un boss che viveva nel lusso, fino a quando con l’inchiesta Fortaleza (nome preso dalla località del Brasile snodo dei traffici di Morabito) fuggì a gambe levate. Adesso Rocco Morabito è accusato di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed altri gravi reati. Ha 56 anni e rischia 30 anni di carcere.

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. Purtroppo di Morabito, emigrati al nord, che hanno disonorato la Calabria, grazie a Dio non in toto, primeggiando nel mercato della droga ne sentiamo parlare dagli anni ’70… Certi elementi prima sequestravano tutta la persona, in seguito, ampliando la platea, il solo cervello. Rischiavano meno con certo vento in poppa…

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