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Palermo, 16 apr – Ci sono dati sbandierati ad ogni ora, in ogni minuto e in tutti i canali d’informazione e dati di cui non si sa nulla, o quasi. Ci sono i cittadini italiani, che devono ubbidire a leggi, regolamenti, cartine colorate, che devono stare attenti a non girare troppo sul suolo patrio e indossare sempre la mascherina. E poi ci sono i clandestini, che arrivano dove e quando vogliono e sono mantenuti dallo Stato italiano. Ci sono gli italiani positivi al Covid (schedati, sezionati, numerati e così via) e poi ci sono i clandestini positivi al Covid (i cui numeri non sono mai oggetto di statistiche e se li chiedi ti sembra pure di violare quei grandi segreti da guerra fredda o da area 51 di americana memoria).

Clandestini positivi al Covid, alla ricerca dei dati

E non parliamo per “sentito dire” perché dopo 7 mail – anche quelle “certificate” – e numerosi messaggi e chiamate ai cellulari senza ricevere uno straccio di risposta concreta, possiamo ben dire che qui qualcosa ci sfugge. Abbiamo contattato nell’ordine, dopo aver cercato invano sul sito del ministero della Salute: Croce Rossa Italiana, Croce Rossa Sicilia, Dipartimento di Protezione Civile, Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti (INMP). E al massimo abbiamo ricevuto come risposta di scrivere ad altro indirizzo o un cortese “Le faremo sapere”. In Sicilia abbiamo aspettato e nel frattempo cercato interlocutori anche a Palazzo d’Orleans a Palermo, che dovrebbero essere soggetti molto interessati, visto che la primissima esigenza sarebbe quella di sapere se questi dati, cioè i clandestini positivi al Covid, vengano sommati a quelli regionali.

Capite bene che fa una differenza non di poco in ottica di chiusure (probabile già da oggi, venerdì 16 aprile), si comprende pure come il già complicato sistema sanitario isolano, alle prese con carenze e difficoltà, non possa venire aggravato da gente che non scappa da nessuna guerra (ricordiamo che il numero maggiore di “ospiti” nei centri d’accoglienza siciliani sono tunisini, 1.240, dato aggiornato al 15 aprile 2021), sia in termini di assistenza che di prevenzione: quale Paese deve farsi carico praticamente ed economicamente della somministrazione dei vaccini a questi soggetti? Pensate, lo scorso 31 marzo il Dipartimento di Protezione Civile ha pubblicato un “avviso per l’aggiornamento di unità navali funzionali all’assistenza e sorveglianza sanitaria dei migranti soccorsi in mare o giunti sul territorio nazionale a seguito di sbarchi autonomi o attraverso le frontiere terrestri”, chiuso lunedì scorso e con già i costi stanziati che suddividono le somme in “a corpo” (riferendosi alla capienza della nave il cui armatore verrà pagato 30 mila euro al giorno sino a 285 cabine, 33 mila euro al giorno fino a 360 cabine, 36 mila euro fino a 460 cabine) più il costo” a misura” (25 euro al giorno per persona).

Tutto tace

Al momento nei nostri porti ce ne sono tre e dunque far un po’ di conti non è difficile, avendo anche qui i dati ufficiali. I ogni caso è un costo stratosferico che impiegato in altre cose, vedi sanità, vedi imprese a rischio, sarebbe stato un vero ristoro. E dunque sono o no delle domande legittime? Lo sono, perché nonostante il “fermo” di questi giorni, dovuto alle non perfette condizioni climatiche, le previsioni sugli “arrivi” nelle nostre coste riferiscono di un numero molto alto (pensate in tre mesi la cifra totale è triplicata rispetto al 2020). E per questo l’esigenza è stata quella di trovare le risposte nella Regione Sicilia, in chi la governa. Ma il risultato è stato lo stesso, o quasi, silenzio assoluto da parte della portavoce del Presidente della Regione Siciliana, silenzio da parte dell’addetto stampa dell’Assessorato della Salute, adesso retto dallo stesso Musumeci. Nemmeno la cortesia di rispondere ad una collega, prendendo magari del tempo per trovare una risposta diplomatica.

All’improvviso una risposta…

Però a qualcosa i social servono perché il Responsabile di CasaPound Sicilia, Ervin Di Maulo, ha tentato il contatto via messenger, ovvero la chat di Facebook (per i meno avvezzi al mondo dei social), con la pagina ufficiale della Regione Sicilia, che ha così risposto testualmente, dopo aver specificato che la “gestione dei migranti è di competenza dello Stato Italiano”: “Abbiamo più volte sollecitato il Governo nazionale ad assumere decisioni che tengano conto del rischio sanitario in corso. I dati dei migranti positivi non incidono sul conto per le zone”. Oh finalmente una risposta, era il 4 aprile scorso, la vigilia di Pasqua (lavoratori instancabili alla Regione anche sotto festività, n.d.r.).

 

Ma attenzione solo qualche giorno dopo su LiveSicilia.it il Commissario per l’emergenza Covid-19 a Palermo e Provincia, Renato Costa, a precisa domanda del giornalista: “Su Palermo caricano anche Lampedusa e Linosa, è possibile che nel bollettino quotidiano siano finiti, per esempio, i dati dei migranti positivi di Lampedusa?”. Risposta: “Si, ed è possibile anche che siano finiti i migranti che facevano i tamponi di controllo sulle navi quarantena“. Tombola! Ma è possibile che la politica di questa Regione non si prenda carico di fare chiarezza e soprattutto di iniziare a battere i pugni sul tavolo?
 
Emanuela Volcan 

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