Roma, 15 ott — Non c’è limite all’inventiva di scafisti, passeur e trafficanti umani vari riguardo ai metodi escogitati per traghettare più immigrati clandestini possibili dal luogo di partenza a quello di destinazione.

Secondo quanto riporta il Gazzettino, la guardia di Finanza di Treviso ha eseguito ieri un provvedimento restrittivo nei confronti di tre stranieri di nazionalità guineiana per aver introdotto entro i nostri confini 45 immigrati irregolari attraverso normali voli di linea in partenza da Malta. Sui tre ora gravano le accuse di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina.

Clandestini “traghettati” in aereo da Malta a Treviso

Nel biennio 2019-2021 gli indagati avrebbero facilitato l’ingresso in Italia di almeno 45 clandestini di origini subsahariane, mediante voli di linea. A far scattare le indagini, nel dicembre 2019, il fermo di due immigrati africani atterrati all’aeroporto Canova di Treviso e provenienti da Malta, che presentavano entrambi lo stesso passaporto contraffatto.

Le indagini

Attraverso un lavoro certosino, gli uomini della Guardia di finanza sono riusciti a ricostruire il meccanismo con cui i tre guineani introducevano illegalmente in Italia decine di clandestini, usando sempre l’aeroporto di Malta come scalo. Un risultato ottenuto tramite un accurato lavoro di incrocio delle intercettazioni telefoniche, delle liste passeggeri e relative prenotazioni di volo, la consultazione delle banche dati del Ministero dell’Interno e l’analisi dei conti correnti bancari dei tre guineani.

Il modus operandi

Il prezzo fissato per ogni ingresso irregolare oscillava tra i 450 e i 700 euro a testa. Prima del trasferimento in Italia gli immigrati clandestini approdavano sull’isola, dove alloggiavano in appartamenti forniti dagli indagati. Poi scattava l’imbarco, sfruttando documenti di identità contraffatti o intestati a prestanome a pagamento. I voli su cui erano imbarcati gli irregolari avevano destinazione Treviso, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Bari, Torino, Orio al Serio, Napoli, Perugia.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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